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CRISTIANI PERSEGUITATI/ Paul Bhatti a Tempi: la paura non mi impedirà di proseguire l’opera di Shahbaz

Pubblicazione:giovedì 21 aprile 2011

La copertina di Tempi in edicola La copertina di Tempi in edicola

«Bisogna creare maggiore comprensione fra persone di diversa fede religiosa; in un clima più disteso le denunce diventeranno più rare. Io lo dico sempre ai miei amici, sia musulmani che cristiani: l’islam non è una religione che esalta l’omicidio, Maometto ha perdonato molto nella sua vita, e non ha mai chiesto che chi l’offendeva venisse messo a morte».
Lo afferma Paul Bhatti, responsabile governativo per le politiche delle minoranze religiose del Pakistan e fratello di Shahbaz, ministro cattolico per le minoranze religiose assassinato il 2 marzo scorso per aver difeso Asia Bibi e per aver criticato la legge sulla blasfemia.
In un’intervista rilasciata a Rodolfo Casadei, pubblicata sul numero 16 di Tempi, in edicola da oggi giovedì 21 aprile, Paul parla del rapporto con il fratello ucciso e del nuovo incarico che gli è stato assegnato dal governo. Bhatti punta sul dialogo interreligioso e non nega di aver paura: «È possibile che a me capiti qualcosa di simile a quello che è capitato a mio fratello, perché purtroppo il nostro non è un paese pacifico. Affido il mio destino a Dio e cerco la forza nella fede: la paura non mi impedirà di proseguire l’opera di Shahbaz. In fondo, un giorno bisogna morire di qualcosa. Meglio se si muore anche per qualcosa».


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