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NUCLEARE/ Sapelli: perché in Italia non proviamo le coop "atomiche"?

Pubblicazione:venerdì 22 aprile 2011 - Ultimo aggiornamento:lunedì 6 giugno 2011, 18.50

Foto Ansa Foto Ansa

Caro direttore,

come è noto a pochi, i cosiddetti beni comuni non indicano beni di proprietà pubblica, dello Stato o dei governi locali, ma, invece, tutti quei beni - naturali e non - che sono privi di restrizioni all’accesso e che sono indispensabili per la sopravvivenza delle comunità che con essi interagiscono o che hanno con gli stessi un rapporto inestricabile di co-evoluzione.

Essenziale, per garantire, la riproducibilità di questi beni, che sono non contendibili, ossia che vanno a benefico di tutti e che se ben conservati non deperiscono per l’uso, è il loro buon governo, la cosiddetta loro governance eccellente. Le popolazioni delle società segmentate ci danno preclari esempi a questo proposito: conservazione secolare delle risorse naturali e storico-ambientali, oppure di risorse scarse (acqua, fertilità del terreno). Tali risorse continuano a garantire la sopravvivenza di quelle popolazioni e spesso a migliorarne la qualità della vita grazie al buon governo delle medesime.

Il Santo Padre, nell’ultima Sua Enciclica Caritas in Veritate, si riferisce esattamente a tali beni comuni quando auspica il fiorire di forme di proprietà diverse da quella capitalistica. Proprietà che per sua intima natura non può meccanicamente riprodurre e conservare i beni comuni (la retorica della Corporate Social Responsibility è lì a comprovarlo). Elinor Olstrom ha vinto recentemente il Premio Nobel in Economia (un vero miracolo) per aver dedicato tutta la sua vita allo studio di tali beni comuni.

Mi sono venute in mente queste considerazioni leggendo l’articolo de Il Sussidiario “NUCLEARE/ Italia, suicidio atomico?”. A mio parere, il problema è squisitamente di tipo proprietario. Insomma: la questione più importante oggi, per quanto concerne il nucleare, è la sicurezza. Lasciamo in secondo piano i discorsi tecnici importantissimi relativi alla produttività energetica e al calcolo costi-benefici, sia in merito alla costruzione, sia in merito alla manutenzione delle centrali. Ciò che conta, per l’immaginario collettivo e per la concreta scelta di fornire energia al mondo e ai suoi abitanti anche con l’atomo, è oggi quella di discutere di allocazione dei diritti di proprietà anche in merito al nucleare.


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