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NUCLEARE/ Sapelli: perché in Italia non proviamo le coop "atomiche"?

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Ebbene, l’unico modo per garantire la sicurezza è trasferire la proprietà delle centrali nelle mani degli utilizzatori in forma di proprietà cooperativa, siano essi singoli cittadini, siano essi comunità locali istituzionali, siano essi imprese, siano essi associazioni. La teoria dei diritti di proprietà, del resto, ci insegna che il modo migliore per abbassare i costi di controllo e di gestione - e in questo caso la buona gestione è essenziale - è quello di far sì che il consumatore finale coincida con il proprietario.

Una proprietà diffusa cooperativa ha in sé la spinta a governare bene uno strumento pericoloso come le centrali nucleari: ne va della sopravvivenza dei proprietari-consumatori. Non possiamo fidarci di imprese come la Tepco, che, nonostante l’etica dei Samurai, ha mentito spudoratamente per anni al Governo e ai consumatori. E la crisi da stock options, ossia da eccessivi rischi che i top manager finanziari hanno riversato sulle spalle degli innocenti, ci dovrebbe insegnare che dove esistono potenziali armi di distruzione di massa è più opportuno che non operino incentivi materiali a favore di coloro che godono delle asimmetrie informative del controllo rispetto alla proprietà.

La proprietà deve essere diffusa e cooperante e l’impresa non deve distribuire individualisticamente profitti. Essi vanno distribuiti per remunerare salari e stipendi e compensi equi agli amministratori eletti dai consumatori, dopo aver accantonato le risorse necessarie per mantenere costantemente perfetta la manutenzione. Piuttosto che di referendum e di diffusione di stolte prevenzioni bisognerebbe discutere di diritti di proprietà. Qual è quello più idoneo per garantire il bene comune della sicurezza atomica?

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