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PASQUA/ Aldo Trento: la vittoria sull’oscuro male del vivere quotidiano

Pubblicazione:venerdì 22 aprile 2011

Caravaggio, Incredulità di san Tommaso (1600-1601) Caravaggio, Incredulità di san Tommaso (1600-1601)

“Carissimo Padre, soffro di una grave depressione. Non ho più voglia di vivere. Sono stanca di un’esistenza vissuta tormentata di fantasmi, di ossessioni. Non ho certezze, cammino nelle sabbie mobili della mia neurosi. Una vita assurda, che passa fra ricoveri in ospedale e psicofarmaci. Per una persona come me, che ha perso il gusto di tutto ed è attratta dalla forza della disperazione, verso l´annullamento di me stessa, la Risurrezione di Cristo ha qualcosa da dire, può diventare una ragione per continuare a vivere”.
Ecco, vorrei dedicare alcune brevi parole a quanti come lei o come me sono passati o sono nel mezzo di questa terribile malattia e che sono pressoché dimenticati non solo nella società, ma spesso anche da noi che diciamo di aver incontrato Gesù. “Se Cristo non fosse risorto vana è la nostra fede”, dice san Paolo, e se Cristo non fosse contemporaneo ed io non potessi vederlo e toccarlo, sarebbe assurdo ancor di più per noi che per gli altri l’esistenza carica di quello che Cesare Pavese chiamava “L’oscuro male del vivere quotidiano”.
Eppure guardando la mia vita, i lunghissimi anni in cui ho provato l’odio verso me stesso e la realtà, tormentato dalle ossessioni più terribili, o guardando la vita dei miei pazienti che hanno perso la testa e convivono con me, non posso non riconoscere l’evidenza della Resurrezione di Cristo in me e in coloro che addirittura hanno perso l’uso della ragione.
Evidenza che si rende manifesta nei pochi momenti o istanti in cui la libertà si sveglia ed insieme diciamo: “Io sono Tu che mi fai”. E quella serenità, che come un raggio di sole in piena tempesta brilla sui loro volti, dice con potenza che Lui è risorto ed è qui. Anche nei momenti più bui ho sempre toccato con mano la vittoria di Cristo. Ma pensate cosa significhi per un marinaio sorpreso d´improvviso dalla tempesta, e che vede la sua imbarcazione sprofondare lentamente nelle acque, l’avvicinarsi di un’imbarcazione più grande. La sua disperazione diventa gioia. Così è ogni giorno per me, e per i miei amici la cui vita è segnata per sempre dalla malattia.


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COMMENTI
23/04/2011 - opinioni a confronto (gennaro liguoro)

salve ed auguri x la santa pasqua..ho letto..ma era già dentro di me..sono..constatazioni psicologiche che condivido..ma non sò xchè si nota sempre una linea di confine..o di quà o di là..abili/disabili..sani/malati..santi/demoni..bianchi/neri..etc è quà non sò se riesco a tenermi nella logica..xchè ci delimitiamo..ci differenziamo..x poi volerci ri-conoscere fragili..desiderosi di amore, calore umano,fraternità, uguaglianza,reciprocità..oscuro e male..sono solo definizioni..codici a barre che ci applichiamo x poter definire un qualcosa che poi evolve o involve..ma noi a prescindere cataloghiamo..e segniamo il percorso di un caro,credendo di capire, x aiutarlo a definirsi subito..senza aspettare il corso naturale,ma prevaricando con la nostra logica ,tempi di risosta,adeguamenti,omologaione di ritmi di vita e loro tappe..sintesi clorofilliana,vegetale, naturale..ma noi abbiamo un anima,un anelito interno che a volte nob è in sincronia e sintonia nenche con noi stessi..e si innalza altissime e và...e vola sulle accuse della gente a tutti i suoi retaggi indifferente etc..amore incondizionato..senza l'ausilio della ragione che x sua natura è fredda..un amore universale..che trascende ..che travolge e supera la morte..ci proietta nell'eternità..vivere quà il male oscuro..ci garantisce la massima luminosità nell'eternità..fuori dal tunnel..è solo questione di spazio/tempo..il dolore lo stemperiamo nelle fughe dentro noi stessi..lontani da chi ci codicizza..ma ci ama con la testa..