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IL CASO/ Basta il parere degli esperti per decidere se vivere o morire?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Chi è contrario a che ognuno possa scegliere liberamente come vivere? Nessuno. Siamo tutti favorevoli a che tutti possano condurre la propria vita come meglio credono. E secondo la vulgata comune, si può far quel che si vuole finché le proprie scelte non limitano quelle altrui. Solo a quel punto possono sorgere problemi.

Ma i fatti spesso ci dicono che le cose non sono poi proprio così semplici. Prendiamo un paio di notizie che la settimana scorsa sono venute dalla Gran Bretagna.

La prima. Una clinica inglese è stata autorizzata a praticare iniezioni mensili per bloccare la pubertà a ragazzini di 12 anni che si dichiarano confusi sulla loro identità sessuale. Non è corretto – come invece si è letto un po’ dappertutto - parlare di terapie, perché i farmaci somministrati in questo caso non servono per curare un disturbo psichico, o per indirizzare lo sviluppo fisico nei confronti di un sesso: si tratta semplicemente di “prendere tempo”, per permettere a questi adolescenti di “scegliere” meglio il sesso che sentono più corrispondente. La notizia, per come è stata riportata, non diceva di patologie di ambiguità sessuale (delle quali si è occupato lo scorso anno pure il Comitato Nazionale di Bioetica), magari quelle in cui sono i medici stessi ad avere difficoltà, alla nascita, ad assegnare il sesso: qua si parla, molto genericamente,  di ragazzi “confusi”, lasciando intendere che ci si riferisce, piuttosto,  a disposizioni d’animo e a sensazioni personali.

Anche la seconda notizia riguarda i giovani. Per prepararsi all’esame di maturità, gli studenti inglesi devono sapere cos’è l’eutanasia, e si serviranno di un video che raccoglie pareri e testimonianze pro e contro: ci sarà Philip Nitschke, il medico australiano soprannominato “Dottor Morte”, come pure l’ex medico Michael Irwin, “orgoglioso di aver aiutato almeno nove persone a togliersi la vita” in una clinica svizzera, insieme pure ad associazioni pro-life, quelle cioè di parere opposto, decisamente contrarie al diritto a morire. I ragazzi dovrebbero quindi essere in grado di farsi un’idea in base a un’informazione completa, “oggettiva”, ed eventualmente “scegliere” da che parte stare.



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