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IL CASO/ Basta il parere degli esperti per decidere se vivere o morire?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Potremmo commentare a lungo sia la mostruosità dell’intervento medico nel primo caso, che il pericolo di mettere dei ragazzi di fronte a tragedie di fine vita, spesso riportate in modo ideologico. Adesso, però, è altro su cui ci interessa riflettere.
Queste due notizie, molto diverse, sottendono una medesima idea di “libera scelta”: suggeriscono, innanzitutto, che tutte le circostanze della nostra vita possono essere oggetto di una scelta, persino l’essere maschio o femmina, e il vivere o il morire. Niente, cioè, accade, niente è dato: tutto ciò che fa parte della nostra esistenza, soprattutto se non ci piace, se ci far star male, se ci fa sentire fortemente a disagio, si può cambiare, sovvertire, insomma: tutto può essere il frutto di una nostra decisione.

E per “scegliere” al meglio, che si fa? Ci si affida agli “esperti”: si guarda un video, girato rigorosamente in “par condicio” (opinioni pro e contro pesate col bilancino) e poi si decide. E se ancora non è possibile fare lo stesso per essere maschio o femmina, se ancora, cioè, non si può crescere un po’ uomo e un po’ donna per chiarirsi meglio le idee e scegliere meglio cosa diventare– magari qualcuno suggerirebbe pure questo – allora si ferma tutto. Anziché osservare e ascoltare lo sviluppo del proprio corpo e della propria persona, per chiarirci le idee nel caso fossero confuse, sospendiamo la vita, e pensiamoci su.

Ma possiamo chiamare tutto questo libera scelta?

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