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LAMBERTO SPOSINI/ Video - Il sindacato dei medici: al Santo Spirito, neurochirurgia chiusa da gennaio

 Infuria la polemica sulla gestione del malore di Lamberto Sposini. Al Santo Spirito, dove è stato inizialmente ricoverato il reparto di neurochirurgia era chiuso da gennaio.

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

Infuria la polemica sulla gestione del malore di Lamberto Sposini. Al Santo Spirito, dove è stato inizialmente ricoverato il reparto di neurochirurgia era chiuso da gennaio.

Le condizioni di Lamberto Sposini, in seguito all’intervento effettuato presso il Policlinico Gemelli, sarebbero stabili. Operato per un’emorragia interna non sarebbe più in pericolo di vita, anche se modalità, qualità e tempi di recupero restano da chiarire. Nel frattempo, incalzano le polemiche su tutta la vicenda. I medici, in particolare, denunciano che nel primo ospedale in cui il conduttore è stato ricoverato prima di essere trasportato al Gemelli, il Santo Spirito di Roma, il reparto di neurochirurgia è stato chiuso a gennaio. Domenico Iscaro, segretario dei sindacati dei medici ospedalieri, intervistato da Mario Caprara su Radio Capital, che lavora proprio al Santo Spirito, denuncia: «Chiudere un reparto per avere un risparmio di spesa, e poi lasciare inalterato sia il personale che rimane là dentro, che rimane inoperoso, sia gli strumenti che non producono nuove prestazioni, vuol dire avere un risparmio virtuale, giacché la somma è zero. Si continua a pagare il personale e non produrre prestazioni che potrebbero recuperare il disavanzo». Replicando, poi, al presidente della regione Lazio, Renata Polverini, che si è detta intenzionata ad aprire un’inchiesta per verificare se l’ambulanza del 118 sia arrivata o meno con 40 minuti di ritardo, afferma. «si è accentrata l'attenzione sui ritardi nei soccorsi e sui malfunzionamenti del 118, quando in un grosso e importante ospedale come il santo Spirito - rimasto l'unico punto di riferimento per il centro della capitale dopo la chiusura del San Giacomo - si decide di chiudere un reparto, lasciando apparecchiature e personale inutilizzato, che gira per l'ospedale senza poter operare. Di questo dovrebbe occuparsi la presidente Polverini, perche' a pagare sono ancora una volta i cittadini».

«Non voglio speculare – ha concluso -. Sposini è apparso sin dall'inizio un caso molto grave: certo è che se fosse arrivato a dicembre 2010, quando ancora il reparto era funzionante, sarebbe stato sottoposto al drenaggio nell'arco di mezz'ora, un'ora al massimo». 

L’INTERVISTA A ISCARO – CLICCA > QUI SOTTO