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IL CASO/ Il dramma di Wadil: una famiglia cattolica lo vuole ma i genitori musulmani si ribellano...

Pubblicazione:lunedì 4 aprile 2011

Una delle missionarie della carità a Gaza Una delle missionarie della carità a Gaza

Ora che Wadil può cominciare ad andare a scuola, la presenza costante di una mamma e di un papà potrebbe essere la salvezza del bambino. La famiglia d’origine viene informata direttamente dalle suore. Gli chiedono se accettino la proposta. La risposta è un secco no. I genitori non hanno ancora perduto la “patria potestà”, e difficilmente potrebbero abituarsi all'idea di un figlio educato da una coppia cattolica. Abbandonato o no, non possono correre il rischio che diventi cristiano. O comunque un apostata. Meglio che rimanga in Palestina. Fanno pressioni anche al ministero perché neghi l'autorizzazione. L’autorità palestinese chiede una somma enorme di denaro alla coppia portoghese. Denaro di cui, evidentemente, non dispone. Inizia una battaglia legale ancora in corso, dall'esito incerto. Ma per il bimbo, che oggi non può far altro che aspettare, è una lotta contro il tempo.

Non sappiamo come andrà a finire. L'ultima parola spetterà al giudice. Che si pronuncerà sugli interessi degli uni e degli altri: da una parte la famiglia palestinese che non ha intenzione di lasciare un figlio in mano a dei cattolici, dall’altra una coppia che vorrebbe potergli dare un'istruzione e una possibilità di vivere. E in mezzo Wadil.



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