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Cronaca

DIARIO DA L'AQUILA/ Due anni di impalcature ci hanno insegnato di nuovo cos'è la felicità

Un'immagine del terremoto (Foto: ANSA)Un'immagine del terremoto (Foto: ANSA)

Un modo di stare insieme che ha portato gioia e non sofferenza, che ha ridato il gusto delle cose quotidiane nonostante le difficoltà dovute a una città che è un cantiere, alle distanze che si sono moltiplicate. E’ nata Gioventù studentesca, grazie all’impegno di alcune persone adulte che dopo il terremoto hanno avvertito il bisogno di testimoniare la propria esperienza di vita ai più giovani, hanno riscoperto cosa vuole dire educare. Due anni vissuti dopo il terremoto, giorno per giorno, hanno costretto chiunque a riflettere sulla fragilità di un quotidiano che può scomparire all’improvviso.

Cosa è stato il terremoto per un cristiano lo ha sottolineato l’arcivescovo Giuseppe Molinari, con parole che possono sembrare anche dure. "I fratelli e le sorelle, che quella notte ci hanno lasciato, ci parlano. Io percepisco un unico messaggio: «Non rattristatevi per noi. Siamo nella vita vera. Qui non ci sono più né morte, né dolore, né lacrime. C’è solo una cosa che ci rattrista. Quando volgiamo il nostro sguardo sulla terra e sulla nostra città. E siamo costretti a constatare che il nostro sacrificio non vi ha insegnato nulla. È vero, vediamo le macerie della nostra città. Ma vediamo prima di tutto le macerie delle vostre anime… Macerie fatte di egoismo, di arrivismo, di odio politico, di menzogna, di sfruttamento, di ingiustizia. No, purtroppo non avete imparato nulla. Ma fate ancora in tempo: ascoltateci! Ritrovate la concordia, la solidarietà, l’altruismo, l’impegno per il bene comune, l’amore a Dio e l’amore ai fratelli. Solo così rimuoverete le macerie dai vostri cuori. E anche dalla vostra città. Perché tutto un giorno passerà: Solo l’amore resterà per sempre»".

Ecco oggi a due anni dal sisma ci sono le difficoltà per i lavori di ristrutturazione delle abitazioni, per tornare a quello che era. Ma per molti c’è la scoperta della vita. Non più grigia, monotona. Una vita che ha un senso, che ha intravisto una direzione. E verso quella direzione si fa condurre dal cuore di uomo.

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COMMENTI
06/04/2011 - Tutto si può se Uno è la tua forza (claudia mazzola)

Non sono stata all'Aquila e credo sulla parola di chi racconta, come ieri sera ad un incontro AVSI dove ho conosciuto un medico chirurgo del cuore, una donna in pensione, che è stata volontaria in Tanzania. Ci ha raccontato la sua esperienza, cose incredibili ci fanno memoria grazie a splendidi testimoni sul campo.

RISPOSTA:

Cara claudia, sarebbe bello per me poterti raccontare che a due anni dal terremoto tutto è tornato alla normalità, che le case sono state ricostruite, che la gente è serena. Nel complesso la situazione è difficile e serve l'impegno di ciascuno. Non di tutti, di ciascuno. E' l'essere persona che si guarda intorno, che trova sostegno dello sguardo di un amico che non si smuovono le montagne ma si possono ricostruire non solo le case distrutte dal terremoto ma anche la propria esistenza. La presenza oggi all'Aquila del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha rappresentato uno sguardo paterno verso ciascuno. Un esempio di Italia unita, oltre quello che si scrive e si legge in occasione delle celebrazioni del 150 anni. E aver oggi letto mail di persone che mi hanno scritto dopo aver letto il Sussidiario mi ha fatto riscoprire ancora una volta una Presenza che troppo spesso dimentichiamo. Fabio Capolla.