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LA STORIA/ Il miracolo di Andrea, prigioniero del "fatale incantesimo"

"Il mio Principe – soffrire, crescere, sorridere con un figlio autistico"

Un bellissimo esempio di sussidiarietà, come descrive Gina in un passaggio del libro, la possibilità che viene data ad Andrea non è appena un contentino per una madre insistente e combattiva “...Ma è una vittoria per la scuola tutta, intesa come comunità educativa al servizio dei cittadini. È la dimostrazione, infatti, che le istituzioni possono dare risposte flessibili se chi le rappresenta non si trincera dietro la staticità delle leggi. Perché non esistono normative o regolamenti inamovibili. Esistono persone di buona volontà che, con un po’ di coraggio e di buon senso, possono fare grandi cose. Basta lasciarle esprimere liberamente. Penso che solo le leggi divine o quelle della natura siano inviolabili: quelle umane, volendo, si possono aggiustare”.
Il diario Gina riconosce e svela in questo dramma (perché la drammaticità rimane), raccontato con sincerità, verità e un pizzico di ironia, il sacrificio d’amore che ogni genitore compie nell’accettare il dono che il figlio è, sano o diversamente amabile che sia (parole sue). “Andrea a cavallo assomiglia a un piccolo lord inglese. Ha pure quell’aria giusta, un po’ distaccata e snob, un po’ annoiata e assente da vero principe”.
E pensare che aveva dato tutto. Il 2 aprile per le Nazioni Unite è stata la Giornata Mondiale per l'Autismo e io ho per le mani la bellissima storia di Gina e Andrea. Non posso non raccontarla a tutti.


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