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PROCESSO MORI/ Massimo Ciancimino: il “puparo” è un autista di un generale

Riprende a Palermo il processo al generale Mario Mori, sul capo del quale pende l’accusa di aver favorito Cosa Nostra e la latitanza del boss Bernardo Provenzano.

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AULA - Riprende a Palermo il processo al generale Mario Mori, sul capo del quale pende l’accusa di aver favorito Cosa Nostra e la latitanza del boss Bernardo Provenzano.

In aula anche Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo condannato per mafia, chiamato a deporre dai pubblici ministeri Antonio Ingroia e Nino Di Matteo. Ciancimino torna da testimone ma in stato d’arresto, dal momento che è accusato di calunnia aggravata nei confronti dell’ex capo della polizia Gianni De Gennaro attraverso una lettera del padre Vito, risultata contraffatta. Ciancimino ha parlato del “puparo”, l’uomo misterioso che gli avrebbe passato diversi documenti del padre da consegnare ai magistrati, tra cui ci sarebbe anche quello falsificato con il nome di De Gennaro. Si tratterebbe di un autista di Paolantoni,  generale dei carabinieri che era vicino al padre.

«Si è presentato come autista del generale dei carabinieri, una persona che conoscevo bene, vicina a mio padre, veniva spesso a casa mia», ha detto.

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