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RU486/ D’Agostino: la pillola-killer comincia a uccidere l'Europa

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La parola solitudine è appropriata ma va interpretata. Non c’è dubbio che, usando la pillola, la donna possa chiudersi in casa e abortire in assoluta solitudine, senza avvisare nessuno di quello che sta facendo. E’ anche evidente che è proprio questo che desiderano molte donne: far calare sull’aborto una cortina di assoluta e invalicabile riservatezza.

La riservatezza è sicuramente un valore, ma mai come nel caso dell’aborto si rivela profondamente ambigua; perché la donna, chiudendosi nel proprio privato, mette profondamente a rischio la propria salute e manda, indirettamente a se stessa e al mondo circostante, un messaggio di banalizzazione della pratica abortiva che non è accettabile. La donna che si sottopone all'intervento in una struttura pubblica è costretta a dimostrare che sussistano ragioni fisiche o psico-fisiche che lo giustifichino. Viceversa, la donna che si rinchiude in casa nella più assoluta solitudine, tali ragioni non le dimostra, potrebbe anche soprassedere all’aborto. Si sottrae, invece, a quel sussidio esterno che potrebbe indurla a cambiare opinione.

 

Cosa ne pensa di una società in cui l’aborto diventa un fatto privato?

 

Abbiamo nell’America il prototipo di tale tipo di società. Non dimentichiamo che, negli Stati Uniti, l’aborto non è mai stato legalizzato dalla legge. E’ stato avvallato  dalla Corte suprema che lo ha riconosciuto come fatto privato che coinvolge esclusivamente la donna e il suo medico curante. E’ il trionfo di un modello sociale fortemente individualistico, in cui qualunque dimensione di tipo relazionale, qualunque logica di sussidiarietà e solidarietà è subordinata al valore indiscutibile dell’individualità. Ho i miei forti dubbi che una società così radicalmente individualistica possa sopravvivere. Tuttavia, negli Stati Uniti, ci sono segnali, seppur deboli e indiretti, in senso contrario.

 

Quali?