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RU486/ Patterson: così la morte di mia figlia Holly ha svelato le menzogne dell’Oms

Pubblicazione:lunedì 16 maggio 2011 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 18 maggio 2011, 19.28

Il francese Etienne Emile Baulieu, inventore della Ru486 (Imagoeconomica) Il francese Etienne Emile Baulieu, inventore della Ru486 (Imagoeconomica)

Dopo che è morta, nel settembre 2003, abbiamo deciso di pubblicare tutte le informazioni in nostro possesso. Appena tre mesi dopo, in dicembre, si è scoperto che un’altra donna in California era morta per la stessa causa. Mentre nel gennaio successivo si è venuto a sapere di un terzo caso. Tre famiglie hanno deciso di raccontare alla stampa quanto era avvenuto, e da qui è partito tutto. Perché l’opinione pubblica ha iniziato a puntare gli occhi sulla Fda, costringendola a fare qualcosa. Se ciò non fosse avvenuto, penso che oggi nessuno avrebbe mai sentito parlare di Clostridium Sordellii. È per questo che ritengo che il primo caso di donna morta in Europa, quello della 16enne portoghese, sia un precedente importante. Quanti altri casi sono avvenuti senza che nessuno li conoscesse? Quante altre donne possono essere morte per la pillola abortiva? Solo i medici conoscono queste informazioni.

Ma perché allora nel 2003 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che la pillola abortiva è sicura?

L’Oms ha una libertà d’azione limitata per il fatto di lavorare a stretto contatto con tutti i fornitori di pillole abortive. Ci sono molteplici gruppi americani, come il Population Council, o internazionali che collaborano con l’Oms fornendole solo statistiche da cui si desume che le procedure e le pillole usate per l ’aborto farmacologico sono sicure. Le donne che affermano di avere avuto dolori acuti, diarrea, emorragie, nausea e vomito sono molto numerose: come può l’Oms continuare a dire che la pillola è sicura? E quando si arriva a un decesso, l’Oms ribatte: «D’accordo, ma non sono morte poi così tante persone». Ma quante donne sono morte in realtà, o hanno riportato lesioni gravi, in Paesi come la Cina, dove la pillola abortiva è in assoluto più utilizzata e non esiste alcun sistema per calcolarne le conseguenze?

Perché l’Oms persegue questa politica?

Perché nella sua agenda c’è la volontà di fornire alle donne un accesso più facile all’aborto farmacologico. Anzi, cercano di convincere i servizi sanitari nazionali che questo è un modo evitare l’aborto chirurgico. Dimenticando però che oltre il 10% delle donne ha bisogno di un’operazione come conseguenza di un aborto farmacologico non riuscito.

(Pietro Vernizzi)



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