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FAMIGLIA/ Santolini: dall'Eurispes attacco strumentale che calpesta la Costituzione

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L'onorevole Luisa Santolini  L'onorevole Luisa Santolini

L'Eurispes ha presentato oggi in conferenza stampa L'Osservatorio sulle famiglie, una idea nata per analizzare e "monitorare tutti i temi che riguardano da vicino la famiglia". Lo ha detto nel corso di una conferenza stampa il presidente di Eurispes, Gian Maria Fava. Nel corso della sua presentazione, Fava ha anche detto che oggi la definizione di famiglia presente nella Costituzione "risulta insoddisfacente". Questo perché, secondo Fava, la società è cambiata nel corso dei decenni. Le famiglie non sarebbero più soggetti "normativi" come recita la Costituzione,  ma "affettivi, basati più sull'amore che sul rigore, indipendenti da contratti e impostazioni interne". I matrimoni, osserva l'Eurispes, sono diminuiti dal 1995 al 2008 del 15% e sono nate e aumentate nuove forme di convivenza: famiglie monogenitoriali, senza prole, ricostituite, omosessuali. L'Osservatorio verrà diretto dall'avvocato Andrea Catizone. Si occuperà di identikit della famiglia italiana, separazioni e affido dei figli, indebitamento delle famiglie, questione abitativa, istruzione, criminalità in ambito familiare.  Per Fava questa loro ricerca non sarà ideologica ma laica: "Nostro compito è quello di descrivere la realtà piaccia o non piaccia". Il Sussidiario.net ha chiesto a Luisa Santolini, già presidente del Forum delle Associazioni Familiari, attualmente presidente della Fondazione Vita e famiglia ed esponente parlamentare dell'Unione Democratici di Centro, la sua opinione su quanto dichiarato oggi da Fava.

Onorevole Santolini, definire la Costituzione superata perché il modello di famiglia è cambiato le sembra plausibile?

Assolutamente no. Questo è solo un arrampicarsi sugli specchi. Sulla famiglia la Costituzione è chiarissima e non la si può invocare in modo alterno, dicendo in certi momenti che è normativa su tutto e in altri quando cioè fa comodo che è da cambiare.



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COMMENTI
18/05/2011 - Caro Eurispes (Antonio Servadio)

Caro Eurispes, facciamo dunque un bel minestrone dove pasticciamo assieme sociologia, storia, diritto, scelte politiche, demografia, psicologia. L'uno non vale meno dell'altro, tanto vale acomunarli. In pochi decenni i "costumi" degli Italiani si sono assai evoluti. Leggiamo che nello Stivale c'è una diffusa propensione al consumo di droghe per gli scopi più disparati, dallo sballo in discoteca al manager sempre sulla cresta. Anche normali impiegati e miti massaie non disdegnano. Se è vero quel che leggiamo, il ventaglio di droghe è assai ampio e il loro consumo interessa trasversalmente molti strati sociali. Abbandoniamo gli obsoleti distinguo ed i troppi lacciuoli legali. Le droghe rispondono a bisogni emotivi ed affettivi, rispecchiano la crisi esistenziale che attraversa il contesto sociale attuale. Nella definizione di normalità va infine sinceramente incluso il consumo di droghe. Tanto vale spiegarle bene, magari istituire dei corsi scolastici per garantire che gli studenti ne facciano uso senza correre rischi. Normalizziamo, cioè constatiamo e canonizziamo tutto quel che succede. Purché siamo tutti "puliti" e ovviamente sempre "politically correct".