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FAMIGLIA/ Santolini: dall'Eurispes attacco strumentale che calpesta la Costituzione

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L'onorevole Luisa Santolini  L'onorevole Luisa Santolini

Come giudica l'iidea di famiglia come luogo affettivo e non normativo?

Del tutto inappropriata. La famiglia non è solo luogo di affetti e di amore, bensì è un patto pubblico. La famiglia ha una rilevanza sociale perché è un patto pubblico tra due persone che lo sottoscrivono davanti alla comunità. Ha quindi una valenza che non è superabile solo perché diventa anche luogo degli affetti. Questa è una lettura ideologica dettata da una lobby di pensiero che vuole forzare la Costituzione per andare incontro a coloro che negano la famiglia, che vedono la famiglia come un ostacolo alle coppie di fatto e alle unioni omosessuali. Nulla vieta alle persone di regolarsi come vogliono dal punto di vista dei rapporti affettivi, ma non si invochi la famiglia, che è un baluardo di civiltà sociale e non di contenuti puramente affettivi.

Può spiegarsi meglio?

La famiglia è tessuto sociale, dimostrato dai fatti concreti, è tutela dei soggetti deboli, si identifica con l'accompagnamento delle persone, con la loro educazione. Tutti elementi che fondano e preservano una società. E' un patto insuperabile e meno male che c'è. Per cui non invochiamo  l'anarchia, non parliamo di libertà totale in nome dell'affettività, è una cosa che non sta in piedi.

E la Costituzione?

La Costituzione, per quel che riguarda la famiglia, non è solo articolo 29, 30 e 31. Tutta la Costituzione denuncia l'attenzione particolare verso la famiglia. Ci sono dentro moltissimi articoli che apparentemente non hanno a che vedere con la famiglia, ma invece lo sono. Il richiamo costante alla visione della famiglia permea l'intera Costituzione, la visione di famiglia come realtà primordiale. Bisognerebbe cambiare l'intera Costituzione, non solo l'articolo 29. L'Osservatorio potrà dire quello che vuole, ma si tratta di valutazioni inaccettabili. Non è un problema ideologico ma sociale, giuridico, costituzionale.

L'Osservatorio ha anche detto oggi che la famiglia è stata trascurata dalle istituzioni. E' d'accordo?

Su questo sono completamente d'accordo. Sono 40 anni che la famiglia è uscita dall'agenda della politica per cui non si fanno provvedimenti sulla famiglia, si parla di individui, di impresa, ma non si parla di soggetto famiglia. Nè a livello locale né a livello nazionale. Si è visto anche in queste elezioni amministrative come i programmi dei partiti non abbiano tenuto in nessun conto la famiglia, noi siamo stati l'unico partito ad avere al centro la famiglia.  Non ci sono oggi provvedimenti fiscali, consultori, assistenza, tariffari locali, impegni scolastici: non esiste l'idea che la famiglia sia interlocutore e soggetto abilitato. Anche nella scuola la famiglia oggi è presenza marginale di sfondo. Manca una precisa volontà politica e non si dica che i soldi non ci sono: i soldi ci sono ma vengono sprecati in attività inutili.

 

 

(A cura di Paolo Vites)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
18/05/2011 - Caro Eurispes (Antonio Servadio)

Caro Eurispes, facciamo dunque un bel minestrone dove pasticciamo assieme sociologia, storia, diritto, scelte politiche, demografia, psicologia. L'uno non vale meno dell'altro, tanto vale acomunarli. In pochi decenni i "costumi" degli Italiani si sono assai evoluti. Leggiamo che nello Stivale c'è una diffusa propensione al consumo di droghe per gli scopi più disparati, dallo sballo in discoteca al manager sempre sulla cresta. Anche normali impiegati e miti massaie non disdegnano. Se è vero quel che leggiamo, il ventaglio di droghe è assai ampio e il loro consumo interessa trasversalmente molti strati sociali. Abbandoniamo gli obsoleti distinguo ed i troppi lacciuoli legali. Le droghe rispondono a bisogni emotivi ed affettivi, rispecchiano la crisi esistenziale che attraversa il contesto sociale attuale. Nella definizione di normalità va infine sinceramente incluso il consumo di droghe. Tanto vale spiegarle bene, magari istituire dei corsi scolastici per garantire che gli studenti ne facciano uso senza correre rischi. Normalizziamo, cioè constatiamo e canonizziamo tutto quel che succede. Purché siamo tutti "puliti" e ovviamente sempre "politically correct".