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INCHIESTA/ La civile Svizzera prova a sedurre l'Italia col "turismo della morte"

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

In secondo luogo, l’unica modalità di suicidio ammessa nella Confederazione è quella passiva: il medico procura il cocktail letale, ma non può somministrarlo altrimenti commette reato. È il paziente - termine quanto mai inappropriato, considerato l’esito della cura - ad assumerlo autonomamente. Prende il bicchiere, beve un sorso, in tre minuti si addormenta. E nel giro di cinque è tutto finito. Anche in Lussemburgo, Olanda e Belgio è il paziente a dover compiere materialmente l’atto. Il medico assiste e basta. Ma che senso ha rivolgere un servizio simile a malati terminali che non hanno la possibilità di sollevarlo, quel bicchiere? Svezia, Danimarca, Germania e Spagna non fanno la distinzione e ammettono l’eutanasia anche nella sua forma attiva.

E in Italia? Se c’è, non si dice. Che qualche angelo della morte ogni tanto si aggiri in corsia è cosa più facile a dirsi che a dimostrarsi. E nessuno, in coscienza, può giudicare chi, dopo un travagliato percorso di dubbio e sofferenza, sceglie la morte invocandola come soluzione. Anche perché il suicidio, contrariamente a quanto si crede, in Italia non è reato. Lo sono invece l’istigazione al suicidio e l’aiuto al suicidio, puniti dall’articolo 580 del Codice Penale con la reclusione da cinque a dodici anni. In caso di un’eventuale eutanasia, il delinquente è il medico (o l’infermiere, l’amico, il parente), non il malato.

Dei 2.828 suicidi registrati in Italia nel 2008 dall’Istat - ebbene sì, si fanno statistiche anche su questo, divise per età, sesso e provincia - non è dato sapere quanti fossero malati terminali o incurabili. Ma chi parla di “turismo della morte” gridando allo scandalo, alla non-notizia che la Dignitas, una della due associazioni zurighesi che praticano l’assistenza al suicidio, offre il servizio anche agli stranieri, fa male i suoi conti. Gli italiani che hanno scelto questa via, fino ad ora, sono stati 19. No, non nel 2010: dalla fondazione dell’associazione, nel 1998. Un po’ poco per parlare di “turismo della morte”. E in tutto?


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