Cronaca
giovedì 19 maggio 2011
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“C’è una festa in carcere, devi venire assolutamente”. Il mix tra il calore dell’invito, quasi una convocazione, e il suo contenuto, suonava strano. Però venendo da un amico - l’amicizia serve appunto a questo, a fidarsi di fronte alle stranezze (per questo l’apostolo Tommaso sbagliò, non per la pretesa di verificare personalmente, bensì per lo scarso credito accordato ai suoi amici che gli dicevano che Gesù era risorto) - mi son messo in macchina da Roma a Padova.
Luogo d’appuntamento il carcere Due Palazzi, prigione di massima sicurezza, tutti detenuti condannati in via definitiva e non per qualche marachella. Robe brutte, di sangue, perlopiù omicidi. Alle ore 9 l’ingresso, lasciare tutto, anche i cellulari. In queste ore dietro le sbarre sarò almeno libero dal mio guinzaglio. Siamo più d’un centinaio gli invitati, rigorosamente senza cravatta, in gattabuia è pericolosa, è vietata.
Non appena il gruppo entra nel cortile, ecco venire dalle finestre urla da brivido: “Aiutateci! Stiamo morendo!”. Dalle celle lì in alto i carcerati ci hanno visto e ci consegnano gridando la loro disperazione e rabbia. Beh, come inizio festa è un po’ inusuale. Entriamo nei corridoi; per gli inquilini, agenti e detenuti, è un’onda umana anomala: che ci fa qua dentro, di sabato, tutta ‘sta gente?, dicono le loro facce.
Visitiamo alcune grandi stanze, un po’ magazzini un po’ officine. E qui già il panorama umano cambia: niente traccia di abbrutimento, anzi, atmosfera di cordiale operosità. Chi ci spiega come si costruiscono biciclette, chi ci mostra manufatti di valigeria e di alta bigiotteria. Sono detenuti che lavorano, che guadagnano uno stipendio sindacale, che mandano i soldi a casa, che mentre parlano ti guardano in faccia perché hanno reimparato a guardarsi in faccia. Sembrano contenti, lieti di incontrarsi con gente che viene da fuori. Siamo per loro una boccata d’ossigeno. Loro chissà quando potranno respirarla l’aria di fuori. Condanne pesanti.
Salutano con abbracci insolitamente forti un visitatore cinese, qualcuno mi sussurra che fino a poco tempo fa era galeotto, è tornato dentro a incontrare i vecchi colleghi. Ha ucciso e ha pagato per la sua colpa, ora è libero, lavora, fa il cameriere. La notte di Pasqua si è fatto battezzare, la settimana dopo ha preso la comunione direttamente da Papa Ratzinger in visita a Venezia. C’e’ una bella foto, il Pontefice tedesco somministra il Corpo di Cristo all’omicida cinese.
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