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LA STORIA/ Vi racconto la "strana" festa di Giovanni, battezzato dietro le sbarre

Pubblicazione:giovedì 19 maggio 2011 - Ultimo aggiornamento:giovedì 19 maggio 2011, 11.04

Il battesimo nel carcere di Padova Il battesimo nel carcere di Padova

In un altro stanzone c’è un call center con tante postazioni telefoniche. Un condannato dall’eloquio elegante ci illustra il delicato lavoro svolto qui: in base a una convenzione con l’azienda sanitaria locale devono fissare le prenotazioni per visite mediche della sanità pubblica, quelle dai tempi di attesa biblici, quelle che non puoi sbagliare, una tac dopo otto mesi, un’endoscopia dopo l’estate. Se non sei preciso rischi di ammazzare un malato. C’e’ tempo per un aneddoto: poiché c’è anche una convenzione con Fastweb, quando l’azienda, tempo fa, ebbe guai giudiziari e qualche disservizio, c’erano telefonate di clienti inveleniti al call center che esordivano: delinquenti, ladri, criminali! E i detenuti sbigottiti si chiedevano: ma come fanno questi a sapere chi siamo?

Passiamo di gran fuga per le cucine e il laboratorio di pasticceria - mi colpisce la pulizia, altro che certi ristoranti e mense. Qui nascono tra i migliori panettoni d’Italia. Benedetto XVI, col suo spiccato gusto dolciario, ha scelto questi panettoni per i suoi regali personali dello scorso Natale. I buoni panettoni degli ergastolani!

S’è fatto tardi, il vescovo aspetta. Il vescovo? Si, ci sono tre cresimandi tra questi reclusi. Uno di loro si battezza, è albanese, prende il nome di Giovanni, suo padrino è Franco, doppio ergastolo. Un altro padrino è uno della famigerata banda della Uno bianca: coi soldi del suo lavoro in carcere ha adottato a distanza un ragazzino ugandese.

Nell’assemblea mi ritrovo vicino agli anziani genitori e alla sorella di Giovanni. Lei piange di commozione tutto il tempo. Quando il vecchio padre, musulmano, abbraccia e stringe a sé suo figlio carcerato e neobattezzato, mi commuovo anche io. Provo a immaginare tutto quello che passa per la testa a questo anziano genitore, che vede il figliolo malfattore con la veste bianca circondato dall’affetto di tutti; ci riesco solo in parte.

Dopo la messa il rinfresco, tutto preparato in carcere. Squisito. Infine la festa. Si canta insieme, si ride, si lacrima, si ascolta. Parlano persone alle quale l’entrata in carcere deve costare parecchio: Gemma Calabresi, Carlo Castagna, Margherita Coletta. A loro la malvagità umana ha inferto colpi da vertigine, eppure esprimono tutti la loro commossa gratitudine per questa fioritura d’umanità nel deserto del carcere.


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