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WOJTYLA/ È stato fatto Beato per noi ora, altrimenti sarebbe pura follia

Pubblicazione:lunedì 2 maggio 2011

Giovanni Paolo II (Ansa) Giovanni Paolo II (Ansa)

Quando alle 10 e 38 di ieri 1° maggio il velo che copriva il grande ritratto di Giovanni Paolo II posto sulla facciata di San Pietro è stato lasciato cadere ed è comparso il volto giovanile e radioso del papa polacco, la piazza e via della Conciliazione e tutte le strade e le piazze di Roma sono esplose di gioia. Una felicità profonda, motivata, piena di ragioni. Benedetto XVI aveva appena pronunciato le solenni parole del rito: “Con la nostra Autorità Apostolica concediamo che il venerabile servo di Dio Giovanni Paolo II, papa, d’ora in poi sia chiamato Beato”.
In quell’istante in cui il sole prendeva definitivamente possesso del cielo romano che era stato tanto minaccioso di pioggia, si è capito bene che quest’uomo, questo instancabile testimone della fede è stato dichiarato beato per noi, per il popolo, per il mondo; beato per l’attualità, per oggi, e non per una vita gloriosa e finita, per un passato straordinario e chiuso. Altrimenti ciò che è accaduto tra sabato e domenica sarebbe una follia. Tutte quelle persone accampate per ore, i viaggi in pullman per centinaia di chilometri, l’attesa notturna e anche inquieta, il pauroso addensarsi di folla: per cosa? Nostalgia, culto della personalità, emotività? Quel che Giovanni Paolo II ha fatto nella sua vita si è rivissuto e ricompreso ieri con chiarezza e commozione. “Non abbiate paura, aprite le porte a Cristo” aveva detto all’inizio del suo pontificato, nel 1978: la stessa frase era su un grande striscione della piazza di ieri ed è stata ripresa da Benedetto XVI nell’omelia come “causa stessa del Pontificato”.
Un uomo che ha aperto, anzi spalancato le porte a Cristo nella sua vita e ciò lo ha reso testimone “con forza di gigante”. Capace di spendersi e di amare, di ascoltare e giudicare, di offrire e di pellegrinare. Fino a diventare protagonista della storia, perché ha incarnato e segnato il Novecento, e fino a rendersi, nei lunghi anni della malattia, totalmente trasparente dell’Amore di cui era innamorato.


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COMMENTI
02/05/2011 - una nostalgia che muovo l'uomo bisognoso (mario bacigalupo braga)

Senz'altro io come tanti amici sono venuto a Roma mosso da un bisogno, da una domanda sulla mia vita, dal desiderio di rimettere in gioco oggi il mio destino.Ieri lo sguardo fisso a quel volto, conosciuto nella sequela alla Chiesa in questi anni, rendeva la mia fede più certa ma senz'altro in cammino. Giovanni Paolo non aveva paura dell'emotività dei giovani, valorizzava il loro entusiasmo, indicando poi la strada bella da seguire. Se la piccolezza della mia persona è mossa talvolta anche dalla nostalgia, ma è mossa, io preferisco non rinunciare pur riconoscendone il limite a questo pezzo della mia umanità. Cristo ci accoglie così come siamo. mario braga