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MIKE BONGIORNO/ Il giallo del testamento rubato apre spiragli sul mistero della bara

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Mike Bongiorno  Mike Bongiorno

FURTO MISTERIOSO - Quella dei due testamenti, scritti quasi in simultanea ma con disposizioni diverse, era una vicenda a dir poco singolare. La stessa notte del 16 settembre alcuni malviventi penetrarono nello studio del commercialista Strazzera e, utilizzando una fiamma ossidrica e un piede di porco, prelevarono la cassaforte al cui interno si trovava il testamento del suo amico. Il giorno dopo Strazzera fece subito un esposto alla questura di Milano. Ora la vicenda è ritornata a galla e il commercialista è stato ascoltato dai carabinieri del Reparto Operativo di Novara che indagano sul rapimento della bara di Mike Bongiorno.

 

FALSE RICHIESTE DI RISCATTO - Per i militari nella storia del doppio testamento potrebbe nascondersi la soluzione del caso. Per gli inquirenti infatti responsabile del rapimento sarebbe una banda di ricattatori. Come sottolineano i pm di Verbania, «tutte le richieste di riscatto arrivate sinora alla famiglia Bongiorno sono risultate false, opera di truffatori senza scrupoli o di burloni impietosi. Nessuno dei quali in grado di fornire una prova di essere in possesso della bara». Il 16 febbraio don Mauro Pozzi, parroco di Dagnente e amico della famiglia di Mike Bongiorno, ricevette otto sms in cui si chiedevano 30mila euro in cambio della restituzione della bara del presentatore.



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