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IL CASO/ Sbai: caro Pisapia, da musulmana ti spiego il mio no alla moschea a Milano

Pubblicazione:mercoledì 25 maggio 2011

La moschea di Roma (Foto Imagoeconomica) La moschea di Roma (Foto Imagoeconomica)

Posso parlare di Milano, perché nel periodo elettorale fa più gioco e perché Pisapia ne ha fatto, secondo me inopportunamente, un cavallo di battaglia; parlo di inopportuna scelta perché non si rende conto che il problema dell’ingestibilità di quelle persone, poi, gli esploderà in mano. Ma potrei parlare anche della vicenda di Firenze, in cui la moschea di Colle Val d’Elsa è una incompiuta cattedrale nel deserto e oggi invece l’Ucoii chiede per sé la costruzione di un mega luogo di culto proprio a Firenze. Un’associazione che per bocca del suo presidente dice apertamente di rappresentare solo i propri iscritti. Addirittura sta nascendo una federazione dell’Islam marocchino. L’Islam è migliaia di nazionalità, come fa giustamente notare Gamal Bouchaib, presidente dei Musulmani moderati.

Ma allora di che parliamo? Di un sistema etnico delle moschee? O di un buonismo elettorale o di semplice, ma non meno pericoloso, lassismo? Comunque lo si voglia definire, è evidente che al centro del dibattito ci sono le regole e la possibilità per tutti di accedere alle opportunià. Non mi sfugge che spesso per dare troppi diritti si sfocia nell’impossibilità di farli rispettare e proprio su questo la battaglia continua senza sosta.

Dietro alla richiesta di una moschea ci deve essere un nome, un cognome e soprattutto una comunità che chiede con voce unita e moderata il suo diritto al culto. Non vaghe associazioni che domani lasciano il campo a chi vuole impadronirsi dell’Islam italiano per farne una filiale del radicalismo internazionale, che nulla ha a che vedere con la religione.



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COMMENTI
25/05/2011 - Sono daccordo (claudia mazzola)

Brava Souad Sbai. Lo so che è giusto permettere di pregare a tutti: anche san Francesco è andato dal Califfo per dialogare. Comunque se la Verità è una, non dobbiamo aver paura.