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IL CASO/ Per le donne lavorare è solo una "fregatura". E lo hanno capito...

Pubblicazione:giovedì 26 maggio 2011 - Ultimo aggiornamento:giovedì 26 maggio 2011, 9.38

Fonte: Fotolia Fonte: Fotolia

È ufficiale: andare a lavorare, per le donne, è stata una fregatura. A tutti i livelli. Lo certifica l’Istat nel suo rapporto annuale “La situazione del Paese nel 2010” appena pubblicato. L’istituto di statistica ha confrontato le condizioni di vita al compimento del quarantesimo anno di età di due generazioni di donne: quelle nate nel 1940 (le attuali settantenni, che hanno trascorso infanzia e adolescenza nel secondo dopoguerra) e quelle nate nel 1970 (attualmente quarantenni nate in pieno baby-bust). E cosa ha scoperto? Che quell’incessante, persistente e ipnotico “figlia mia, devi essere indipendente” al cui grido la generazione del dopoguerra hanno allevato le proprie figlie è tornato al mittente. Con gli interessi.
Le “casalinghe disperate” nate negli anni ’40, che dipendevano dai guadagni dei mariti, senza neppure bisogno di mettersi d’accordo fra loro hanno, tutte, deciso di evitare alle figlie un destino altrettanto meschino. E quindi hanno sistematicamente esortato le loro bimbe, nate negli anni ’70, ad essere autonome e indipendenti, a studiare o, comunque, ad avere un lavoro che garantisse loro l’agognata indipendenza economica dall’uomo. Non hanno considerato che i soldi non sono tutto nella vita. E che la famiglia, nella sua accezione più tradizionale, mal si concilia con le esigenze lavorative. Ma soprattutto non avrebbero mai immaginato cosa sarebbe successo. Perché liberando le figlie dalla “schiavitù” del focolare le hanno date in pasto a un nemico che non fa prigionieri: il mondo del lavoro.
Il dubbio che a un certo punto qualcuno, ai piani alti, abbia intuito che con la scusa dell’indipendenza femminile si potessero rimpiazzare le famiglie monoreddito mandando entrambi i coniugi a lavorare per l’equivalente di un solo stipendio è forte. Perché altrimenti non si spiega com’è che lavorando in due la situazione non sia affatto migliorata, anzi.
Oggi le donne si trovano a doversi portare in giro, oltre alla propria femminilità, anche quegli “attributi”, chiamiamoli così, indispensabili per non farsi schiacciare da una classe dirigente che è sempre stata, e continua ad essere, declinata quasi esclusivamente al maschile. Le eccezioni non mancano, certo. Ma si tratta, appunto, di eccezioni. Spesso, nei ruoli più in vista, dovute a questioni di casta, non di rado familiare.


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COMMENTI
15/06/2011 - che triste conclusione... (Anna Alemani)

inutile studiare, perché tanto non si fa carriera, ed è altrettanto inutile cercare lavoro, perché tanto non si trova. Così oggi una giovane donna su quattro non lavora e non studia... ma che conclusione e'? studiare o lavorare non sono in contrapposizione al bene della famiglia perche' danno soddisfazioni ad una donna. se piu' donne tenessero fermo questo punto si potrebbe anche finire a migliorare l'attuale situazione.

 
26/05/2011 - imprinting culturale (Carola B.)

Non è l'aspirazione all'indipendenza economica l'unico imprinting culturale trasmesso per linea femminile, ma anche ad esempio lo strisicante senso di colpa che molte donne hanno quando il proprio marito non si cura, come se alla moglie fosse chiesto di trattare il proprio marito come un bambino, di ricordargli di lavarsi, andare dal barbiere, indossare vestiti puliti, etc... E i mariti molto spesso sono stati allevati dalla stessa generazione di madri.