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IL CASO/ Per le donne lavorare è solo una "fregatura". E lo hanno capito...

Pubblicazione:giovedì 26 maggio 2011 - Ultimo aggiornamento:giovedì 26 maggio 2011, 9.38

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Come sono andate le cose? Citiamo testualmente il rapporto Istat: “La crisi ha aggravato i problemi strutturali relativi dell’occupazione femminile. Sono aumentati i fenomeni di segregazione verticale e orizzontale e sono cresciuti i problemi di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro”.  Tradotto significa che le donne sono sempre più relegate a ruoli di “bassa manovalanza”, nonostante il titolo di studio. Non solo: l’Istat conferma, ancora una volta, una disparità salariale tra uomini e donne che non ha ragion d’essere: perché mai, ci chiediamo, in media la retribuzione netta mensile delle dipendenti è inferiore di circa il 20 per cento a quella degli uomini? Evidentemente alle imprese piace risparmiare così.
Se guadagnano di meno, in compenso le donne lavorano di più. Citiamo ancora l’Istat: “Accanto alla maggiore difficoltà delle donne rispetto agli uomini sul mercato del lavoro, in termini di minori opportunità e più elevata vulnerabilità, si rileva anche uno squilibrio nella distribuzione dei carichi di lavoro complessivi”. Un vecchio vizio del Belpaese: “Nell’arco di venti anni, dalla prima indagine dell’Istat che si è occupata dei bilanci di tempo delle donne e degli uomini, le problematiche sono rimaste sostanzialmente le stesse. Avere un lavoro e dei figli per una donna si traduce in un elevato sovraccarico di lavoro di cura che permane per tutto il corso della vita”. Prendendo in considerazione le coppie nelle quali la donna ha tra i 25 e i 44 anni, in un giorno medio settimanale la donna lavora 53 minuti in più del suo partner. Se poi ci sono figli, il divario nelle ore di lavoro totale cresce (+1h02’). Non che sia il caso di farne una tragedia, ma in una settimana fa quasi una giornata di lavoro in più. Senza contare le “grandi manovre” tipiche del weekend, quando si concentrano i lavori pesanti: spesa da fare, lenzuola da cambiare, pavimenti da pulire. “Il sovraccarico di lavoro per le donne si affianca a un’elevata asimmetria dei ruoli nella coppia – spiega l’Istat - Nel 2008-2009, l’indice di asimmetria del lavoro familiare ossia quanta parte del tempo dedicato da entrambi i partner al lavoro domestico, di cura e di acquisti di beni e servizi è svolto dalle donne, indica che il 76,2 per cento del lavoro familiare delle coppie è ancora a carico delle donne, valore poco più basso di quello registrato nel 2002-2003 (77,6 per cento)”. In sei anni, quanto tempo libero in più hanno guadagnato le donne? L’Istat ha calcolato anche questo: quindici minuti. E non perché i maschi siano corsi in loro aiuto: perché, spiega l’Istat, le donne si sono ingegnate con “strategie di contenimento” del lavoro domestico.
Se l’asimmetria dei ruoli comincia in casa, non possiamo certo pretendere che fuori, sul luogo di lavoro, le cose stiano diversamente: i soggetti, d’altra parte, sono sempre gli stessi, a cambiare è solo il luogo in cui si trovano.


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COMMENTI
15/06/2011 - che triste conclusione... (Anna Alemani)

inutile studiare, perché tanto non si fa carriera, ed è altrettanto inutile cercare lavoro, perché tanto non si trova. Così oggi una giovane donna su quattro non lavora e non studia... ma che conclusione e'? studiare o lavorare non sono in contrapposizione al bene della famiglia perche' danno soddisfazioni ad una donna. se piu' donne tenessero fermo questo punto si potrebbe anche finire a migliorare l'attuale situazione.

 
26/05/2011 - imprinting culturale (Carola B.)

Non è l'aspirazione all'indipendenza economica l'unico imprinting culturale trasmesso per linea femminile, ma anche ad esempio lo strisicante senso di colpa che molte donne hanno quando il proprio marito non si cura, come se alla moglie fosse chiesto di trattare il proprio marito come un bambino, di ricordargli di lavarsi, andare dal barbiere, indossare vestiti puliti, etc... E i mariti molto spesso sono stati allevati dalla stessa generazione di madri.