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Cronaca

PARI OPPORTUNITA’/ E’ cieca, non le danno una bimba in adozione. La denuncia al ministro Carfagna: intervenga

Marito e moglie. Non possono avere figli. Volevano adottare un bambino. Ma lei è cieca. Per questo, alla loro richiesta, è stato apposto un rifiuto. Si sono rivolti al ministro Carfagna 

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Marito e moglie. Non possono avere figli. Volevano adottare un bambino. Ma lei è cieca. Per questo, alla loro richiesta, è stato apposto un rifiuto. Lo prevede la legge. Maria Sicignano e Rocco Pascale hanno deciso, quindi, di denunciare la situazione. E, attraverso l'Unione italiana ciechi, si sono rivolti al ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna. «Da  circa sei anni ho iniziato, insieme a mio marito un percorso, che ci dovrebbe  portare ad adottare un bambino. Abbiamo optato per l'adozione nazionale per ovvi motivi, a causa del mio handicap, e quindi iniziato presso il Tribunale dei minori di  Salerno l'iter burocratico per ottenere il decreto di idoneità», scrive la donna in un lettera, come riporta Repubblica. Vengono dichiarati inizialmente non idonei. Poi, arriva l’ok, «previa effettuazione di un percorso di perfezionamento alla genitorialità».I due vengono contatti dal Tribunale dell’Aquila per «ottenere in affido preadottivo una bambina». Viene chiesto loro di andare immediatamente nella sede del tribunale. C’è una bimba di 2 mesi che li aspetta. Li accoglie il giudice. Comunica loro che sarà data in affido una piccola di nome Giulia e dice di tornare dopo un anno perché avrebbe piacere di rivederla. Maria Sicignano si è fatta accompagnare dalla cognata, con la quale il giudice scambia alcune battute e le consiglia di star vicino alla coppia in questo periodo. «Premetto che il Giudice si rivolge continuamente a mia cognata chiamandola Zia». Quanto raggiungono la casa famiglia in cui la piccola si trova, viene dette loro che la possono solamente vedere. Contattano il giudice, che spiega ala coppia che non aveva potuto leggere attentamente il loro fascicolo e solo a quel punto si era accorto che il pm, in precedenza, aveva dato parere negativo sull’adozione. Gli chiedono la restituzione del decreto precedentemente consegnato loro. Di fronte al netto rifiuto, il giudice si scusa, e ammette l’errore, promettendo che le cose si sistemeranno.