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YARA GAMBIRASIO/ "Ero al funerale e ho visto la speranza che ci salva dalla paura"

Sabato c’è stato il funerale di Yara Gambirasio. In un silenzi pieno di dolore e di tensione, l’attesa palpabile di un senso ultimo. ROBERTO PERSICO

Una foto di Yara Gambirasio (Ansa) Una foto di Yara Gambirasio (Ansa)

“Forse un mattino andando in un’aria di vetro,/vedrò compirsi il miracolo”: i celeberrimi versi di Montale si affacciano irresistibilmente alla memoria. L’aria sabato è davvero di vetro, di uno splendore cristallino raro: la tempesta della sera prima ha lavato via dall’aria ogni impurità, le cose risplendono nette in tutta la loro gloriosa presenza. “Il Signore ha fatto il bucato”, dicevano in mattine come queste le nostre nonne; e davvero Dio sembra aver lavato via ogni granello di impurità, dal cielo come dal cuore delle persone: la folla partecipa al funerale di Yara in un clima quasi surreale, non una parola, non un gesto fuori posto; solo i canti della corale attraversano quel silenzio puro, terso come l’aria sovrastante.

Un silenzio teso però, dai contorni netti, taglienti come i profili delle montagne intorno, gravido di una domanda infinitamente drammatica. Ed ecco che monsignor Beschi, il Vescovo che ha accompagnato passo passo tutta la vicenda, proprio all’inizio della celebrazione riconosce la domanda che urge nel cuore di tutti, la raccoglie, la rilancia: “Ognuno di noi ha un motivo per essere qui; e tanto più profondo e vero quel motivo tanto più intensa sarà la nostra partecipazione, perché siamo qui per partecipare ad un evento; non solo per partecipare a un dolore, ma a una speranza. Siamo qui per attendere una risposta, per attendere un segno, per attendere un dono, il dono di una speranza che è più forte del male e del peccato; Lui compie i gesti della speranza, che ci ha lasciato il nostro maestro e Signore Gesù Cristo, il crocefisso risorto”.

Poi arriva il Vangelo, un Vangelo che abbiamo ascoltato migliaia di volte, il più semplice che c’è, addirittura troppo semplice, il Vangelo della semplicità stessa: “Ti benedico, o Padre, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso è leggero”. E il Vescovo raccoglie la sfida, di Gesù stavolta, e la rilancia, per tutti (“è una parola che è capace di raggiungere anche l’intelligenza e il cuore di chi dice di sé di non credere”): “Come fa Gesù a darci ristoro? A volte la stanchezza è veramente grande, è una stanchezza dentro e si accompagna ad un peso, si è stanchi perché il peso è troppo grande. Non c’è riposo o ricetta o medicina per quella stanchezza. Il peso è l’oscurità, è l’oscurità, dobbiamo dirlo, del male, non possiamo nasconderlo. È il peso, in ultima analisi, di una sconfitta. Cammina una famiglia, a un certo punto si interrompe il suo ponte.


COMMENTI
30/05/2011 - Yara Gambirasio (Roberto Meregalli)

Difficile dissentire con l'articolo del sig. Persico specie per chi come me, pur fra mille umane esitazioni, crede nel Signore. Sappiamo che i suoi disegni sono talvolta difficili da comprendere ma che vanno sempre accettati. Diverso è, a mio parere, quanto appare all'uomo. Il valore della vita è immenso e siamo tutti consci che nessuno, tranne Dio, può disporne. Forse per questo la frase di quel politico da lei riportata non è così fuori luogo. La storia di Yara ci fa scoprire la dimensione vera della Fede ma anche la carenza della giustizia umana. Tutti vogliamo sapere chi ha commesso questo crimine ma siamo ben consci che vedere quel volto (ammesso che non siano state più persone) ci conforterà sulla capacità dell'uomo di punire ma non cambierà nulla di questa assurda vicenda. Avanti quindi con l'oscuro ma fruttuoso lavoro di esempio di vita cristiana nei confronti dei nostri figli (io ne ho due), sempre consci che i nostri ideali andranno avanti nel tempo grazie a loro. Nessuno può insegnarci come fare il genitore ma questo non ci deve esimere dallo svolgere questo compito. Solo così potremo sperare in un futuro migliore e portare avanti il messaggio di fede che la storia di Yara ci insegna.