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IL CASO/ Il governo si mette nella trappola dei clandestini e non ne esce

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Silvio  Berlusconi e Umberto Bossi (Imagoeconomica)  Silvio Berlusconi e Umberto Bossi (Imagoeconomica)

A creare apprensione nel governo, e in particolare nella Lega, sono i clandestini. Secondo la direttiva Ue sui rimpatri infatti il nostro testo unico sull’immigrazione, mandando in carcere chi, raggiunto da un decreto di espulsione, rimane nel territorio nazionale, viola i diritti umani fondamentali. A complicare ulteriormente la situazione è arrivata, il 28 aprile scorso, la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione sul caso Hassen El Dridi, in base alla quale il giudice è tenuto a disapplicare ogni disposizione nazionale contraria al risultato della direttiva.
Va detto che un errore, piuttosto grave, l’Italia lo ha fatto, perché non ha adeguato le sue leggi alla direttiva rimpatri entro il termine previsto del 24 dicembre scorso. Ma alla fine del 2010 il dramma nordafricano era di là da venire, Lampedusa doveva ancora essere invasa dai profughi e il ministro Maroni non poteva immaginare che si sarebbe trovato davanti alle telecamere di un vertice europeo a dire «mi chiedo se abbia ancora senso continuare a fare parte dell’Ue».
Ma ora una soluzione la maggioranza deve trovarla, e in fretta. La posta in gioco però non è soltanto il consenso dell’elettorato alle prossime amministrative, anche se è a questo che si pensa nel governo. La direttiva rimpatri, infatti, tocca ancora una volta un nervo scoperto della giustizia: quello delle fonti del diritto e del potere dei giudici. Ilsussidiario.net ne ha parlato con Bruno Nascimbene, docente di Diritto dell’Unione europea nell’Università di Milano.

Professore, la Corte di giustizia con la sentenza El Dridi ha «bocciato» il reato di clandestinità?

Non ha bocciato il reato di clandestinità, ma il reato relativo alla non ottemperanza dell’ordine di lasciare il territorio nazionale nei 5 giorni previsti. Questa era la questione posta all’esame della Corte. La direttiva rimpatri è molto chiara e gli Stati non possono derogarvi applicando regole più severe.

È corretto dire che l’art. 14 del testo unico sull’immigrazione è incompatibile con la direttiva rimpatri?

Sì, è corretto, perché la direttiva rimpatri prevede come regola il rimpatrio volontario, e come eccezione il rimpatrio coercitivo: lo stesso che in Italia si effettua con l’accompagnamento alla frontiera, e dunque con misure coercitive.

Ma le sembra credibile contare sulla «partenza volontaria» del clandestino, e prevedere la coercizione solo se la prima non avviene entro i termini?



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