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IL CASO/ Il governo si mette nella trappola dei clandestini e non ne esce

Pubblicazione:giovedì 5 maggio 2011 - Ultimo aggiornamento:giovedì 5 maggio 2011, 16.23

Silvio  Berlusconi e Umberto Bossi (Imagoeconomica) Silvio Berlusconi e Umberto Bossi (Imagoeconomica)

Non c’è solo la volontarietà: i mezzi coercitivi, come ha detto lei stesso, ci sono. Per noi in Italia vuol dire accompagnare lo straniero alla frontiera, ma lo stesso avviene anche in altri paesi. È esattamente quello che tutti abbiamo visto con le espulsioni fatte da Lampedusa verso la Tunisia.

È compito di una direttiva stabilire con precisione norme e procedure da applicare nel nostro ordinamento, limitando il potere dello Stato?

Lo può fare. Non sempre lo fa nello stesso modo, ma le direttive contengono in moltissimi casi disposizioni precise, vincolanti, obbligatorie, che non lasciano allo Stato nessuno spazio di decisione nel recepire la direttiva. C’è poco da fare, lo Stato deve conformarsi.

Quindi questo vuol dire che per dare esecuzione ad una direttiva europea il giudice penale deve disapplicare la legge italiana?

Se contrastante, sì, perché il diritto comunitario prevale sul diritto nazionale. Se quest’ultimo contrasta col primo, «vince» il diritto dell’Unione e quello nazionale deve essere disapplicato. Dev’essere applicata la direttiva: sia dal giudice, sia dall’autorità nazionale - pubblica amministrazione, comune, regione, autorità di polizia, non importa.

E prevale sempre il diritto comunitario?

Sì, salvo casi eccezionali in cui il diritto comunitario fosse del tutto contrastante con i principi generali del nostro ordinamento. Ma questa è un’ipotesi, come si suol dire, di scuola.

Solo di scuola?

Sì: avverrebbe se il legislatore comunitario dovesse «impazzire» e fare norme «abnormi». Che negano o limitano, per esempio, il nostro diritto alla difesa. Ma per chiarire bene il concetto, non bisogna mai dimenticare che le norme dell’Unione europea non le fa la Commissione ma il Parlamento, cui partecipano i parlamentari nazionali, e il Consiglio, in cui siede anche un rappresentante del governo italiano. Se ci fosse un provvedimento abnorme, in Italia avremmo delle solide garanzie, rappresentate dalla Costituzione e dalla Corte costituzionale.

Se la legge italiana va disapplicata perché contrasta con la direttiva europea, vuol dire allora che viola i diritti umani fondamentali. È così?


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