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Mills, Berlusconi: inchiesta sui Pm

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, durante una pausa dei lavori del processo Mills in cui è comparso per la prima volta da imputato  è tornato ad attaccare i magistrati.

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Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, durante una pausa dei lavori del processo Mills in cui è comparso per la prima volta da imputato (facendo, così, decadere la contumacia) è tornato ad attaccare i magistrati. Lo ha fatto promettendo, da parte del suo partito, la richiesta dell’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta per accertare un’eventuale «associazione a delinquere» tra i magistrati. Mentre i giudici, in camera di consiglio, valutavano se ammettere o meno un teste, Berlusconi definiva i pm di Milano «cancro della democrazia».

Conversando con i cronisti, poi, il premier, per la prima volta, ha detto la sua anche sugli ormai celebri e famigerati manifesti del candidato al Consiglio comunale di Milano, Roberto Lassini, quelli che recitavano: “Via le Br dalle Procure”; si è dichiarato convinto del fatto che il paragone fosse indegno, e che, se mai, molti magistrati persero la vita a causa delle Br, magistrati che non ha esitato a definire eroi. Per il capo del governo si è trattato di un gesto indebito. «Il sindaco Moratti – ha detto - mi aveva comunicato che si era ritirato dalle elezioni. L'ho chiamato per ringraziarlo di questo».Tornando al processo, ha enumerato quelli che lui considera 24 tentativi dei pm di «farlo fuori dalla politica», mentre ha definito il processo cui sta partecipando «ridicolo», «il peggiore di tutti».  «E' ridicolo – ha aggiunto - , paradossale e incredibile che lo Stato italiano spenda tanti soldi per un processo così: non c'è movente e non c'è prova del versamento». Nel processo in questione, in particolare, il Cavaliere è accusato di corruzione in atti giudiziari per aver dato 600mila euro all’avvocato inglese David Mills per compensarlo di alcune reticenze in processi dove era apparso come imputato. Sempre nel corso della pausa, si è detto grato a quei giudici che, in passato, lo hanno prosciolto, ritenendo «infondate le accuse nei miei confronti da parte di chi cerca di usare il diritto come arma politica contro di me».