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Processo Mills, Berlusconi in Aula

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Berlusconi si è presentato in tribunale, a Milano, dove è imputato nel processo Mills. E’ la prima volta che il premier presenzia al processo nelle vesti di inquisito, ponendo così fine alla contumacia, condizione necessaria per ottenere, laddove fosse condannato, le attenuanti generiche. Il Cavaliere è arrivato a Palazzo di giustizia con l'auto blu, poco prima delle 10, in un’area blindata dalle forze dell’ordine. Imponenti le misure di sicurezza. Le vie d’accesso alla cittadella giudiziaria sono state transennate, l’entrata è consentita previo riconoscimento con documento identificativo. Per celebrare il processo è stata scelta l’aula della seconda Corte d'Assise d'appello, speculare all'aula magna.

Berlusconi, dopo aver stretto la mano ai suoi legali difensori, Niccolò Ghedini e Piero Longo ha preso posto sulla prima panca, di fronte ai giudici, che hanno dato inizio all’udienza. Oggi, in programma, c’è il controesame di Gabriella Tersicla, consulente della Procura. Il capo dell’esecutivo deve rispondere di corruzione in atti giudiziari. Secondo l’accusa avrebbe versato 600mila dollari all'avvocato inglese David Mills che, in cambio, avrebbe fornito testimonianze reticenti, omettendo alcuni degli elemtni di cui era a conoscenza, nei processi Arces (tangenti alla Guardia di Finanza) e All Iberian. «Un caso assurdo e inventato», è stato il commento di Berlusconi. «Vado in tribunale - ha detto - per una cosa surreale, per un episodio di cui non ho nessuna conoscenza, con una persona che non ho mai conosciuto, un tale Mills, un fatto che risalirebbe a 16 anni fa: il premier viene sottoposto a una umiliazione del genere».

Di fronte al tribunale, anche una decina di giovani contestatori, che in difesa dei giudici, e per manifestare contro il premier, hanno ideato una sorta di replica ai manifesti ormai noti di Lassina, il candidato del Pdl in Consiglio comunale al centro di numerose polemiche per aver realizzato dei cartelli che recitavano: “Via le Br dalle Procure”. «Grazie ai magistrati e alla polizia giudiziaria per averci protetto dalle Br e da tanti altri pericoli anche a prezzo della vita», recitava uno dei cartelli. Alle loro spalle, tre gigantografie dei magistrati morti per avere svolto il proprio dovere: il pm Emilio Alessandrini e il giudice istruttore Guido Galli, ammazzati entrambi dai terroristi di Prima Linea rispettivamente nel 1979 e nel 1980, e l'avvocato Giorgio Ambrosoli, liquidatore della Banca Privata italiana, ucciso da un killer mandato da Michele Sindona. I tre saranno ricordati oggi nel giorno della memoria delle vittime del terrorismo.



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