Cronaca
lunedì 9 maggio 2011
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L’ultima tragedia della guerra e del mare riporta in prima pagina il problema dei migranti. Gli sbarchi continuano e ancora una volta le traversate verso l’Italia sono segnate dalla tragedia. Venerdì scorso un barcone con 655 migranti è riuscito a sbarcare a Lampedusa, ma un altro, salpato da Tripoli, ha fatto subito naufragio. Sono decine i morti e centinaia i dispersi in mare. «I libici dicono: voi ci mandate le bombe, noi vi mandiamo gli immigrati. Ed ecco le conseguenze...». Lo ha detto, in una dichiarazione riportata ieri dal Corriere, Mons. Martinelli, vescovo di Tripoli. Così, mentre i flussi dal Nord Africa continuano, il governo italiano deve ancora affrontare il problema di una legge Ue - la cosiddetta «direttiva rimpatri» - che lascia nell’indeterminazione le sorti degli stranieri che non obbediscono all’ordine di espulsione. Mentre prima infatti chi trasgrediva incorreva nella sanzione penale prevista dal nostro ordinamento, ora sulla base della direttiva Ue e della recente sentenza della Corte Ue sul caso El Dridi (28 aprile, ndr) l’incarcerazione viola i diritti umani fondamentali e il giudice è tenuto a «disapplicare» la legge italiana in quanto contrasta con la direttiva europea. «Personalmente - dice a ilsussidiario.net Marcello Maddalena, procuratore generale presso il Tribunale di Torino - ho sostenuto la tesi contraria a quella che è stata la decisione della Corte; ma ormai è inutile discuterne». Risultato: lo stato deve, in mancanza di una legge italiana che recepisca la direttiva e la sentenza della Corte di giustizia, limitarsi a ordinare il rimpatri all’immigrato, «concedendogli un termine da sette a trenta giorni per l’allontanamento. Dopo di che, allo stato attuale della normativa, non può fare più nulla». Dottor Maddalena, può spiegare cosa ha deciso nel caso concreto la Corte di giustizia? La sentenza della Corte di giustizia europea (sul caso El Dridi, ndr) in buona sostanza ha stabilito che, dovendosi rimpatriare un cittadino extracomunitario il cui soggiorno in uno dei paesi comunitari è irregolare, mentre è legittimo ed anzi doveroso fare il possibile - entro certi limiti - per riportarlo in patria in esecuzione di una decisione di rimpatrio, non è possibile infliggergli una sanzione penale per il solo fatto che non obbedisce all’ordine di allontanamento dal territorio nazionale: invece gli Stati «devono continuare ad adoperarsi per dare esecuzione alla decisione di rimpatrio, che continua a produrre i suoi effetti». E quindi?
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