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IL CASO/ Il “decalogo” del sessantottismo che trionfa in tv

In televisione cresce il ruolo, spiega ROBERTO FONTOLAN, di giornalisti simili agli ottimati dell’antica Roma. E che presto potrebbero avere una presenza egemonica

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Enrico Mentana ha salvato La7, trasformandola da giardinetto di giochi a locale di successo. Ha dimostrato quanto sia decisivo un telegiornale per la politica e l’identità di un canale tv. Gli altri tg nascondono o stiracchiano la politica? Pensano che il pubblico lo si conquisti con i servizietti leggeri, evanescenti, involontariamente comici? Con testi e immagini buttati giù un tanto al chilo? Con l’ossessione isterica di accorciare i pezzi e le corrispondenze in diretta? E lui fa un tutto-politico, va per le lunghe, allestisce pezzi da due minuti altrove considerati un’eresia, racconta e commenta. Andando in controtendenza

Mentana già decretò il successo clamoroso del Tg5 che di punto in bianco portò via il 30% degli spettatori dei tg Rai (immaginatevi un’azienda che da un giorno all’altro perde un terzo della sua quota di mercato… così fu all’epoca). Allora c’era troppa politica, i pastoni, il rosario delle dichiarazioni e lui puntò tutto sulla cronaca: molta nera, molta vita vissuta, storie di persone, secondo lo stile dei tg americani.

La stessa operazione controtendenza non gli è riuscita così bene con Matrix, ma questo è un altro discorso. Invece nel suo nuovo tg è stato un trionfo. E l’effetto ha trascinato gli ascolti dei programmi del canale Telecom - programmi a dir la verità piuttosto irrisori (Otto e mezzo tra tutti, come ha spesso mirabilmente argomentato Aldo Grasso). Al punto che oggi mezza Raitre vorrebbe traslocare a La7, che chi se ne era andato ritorna, che “Santoro e il suo gruppo”, che “siamo una grande squadra”, che “facciamo la vera informazione”, che “abbiamo lavorato duro”, ecc.

Si sta creando così un nuovo club di ottimati, che erano gli aristocratici più fighi e conservatori della Roma antica. Orgoglio intellettuale, solidi redditi, disinvoltura massima, amicizie claniche pur punteggiate di gelosie e rivalità, un pizzico di vittimismo, nel senso che continuando a urlare che gli vogliono togliere la libertà di espressione parlano più di tutti, la titolarità della rappresentanza del popolo, l’abilità di cadere sempre in piedi. Giornalisti e opinion maker così ce n’è da tutte le parti, è vero, ma questo che alberga in certe aree Mediaset (la galassia Zelig, ad esempio, programma molto più antiberlusconiano di Annozero), che possiede Raitre e regioni sparse del territorio Rai, che naviga a gonfie vele nei mari della carta stampata, è un vero fenomeno cultural-generazionale.


COMMENTI
15/06/2011 - E LA LIBERTA' DELA PERSONA? (Stefano Giuliani)

Oltre la battaglia ideologica di chi "allegramente guerreggia per interesse individuale" tra i palinsesti e i blog, davanti al potere che penetra con violenza e sopruso dentro le nostre case attraverso TV e INTERNET che spazio resta alla persona? Solo lo zapping o una navigazione fantasy? Eppure la VITA c'è anche anche quando non viene raccontata o peggio viene disprezzata, prova ne è questo sito ma non solo...