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IL CASO/ 1. Perchè la politica si piega alle "voglie" di Heater Parisi e Gianna Nannini

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Gianna Nannini  Gianna Nannini

E’ la stessa concezione che sottende alle pretese genitoriali delle coppie omosessuali. Capitava, prima che si cominciasse a gridare “il corpo è mio e me lo gestisco io”, che una donna restasse incinta un po’ in là con gli anni. Figli della menopausa, si diceva. Si alzavano gli occhi al cielo, si levava qualche preghiera, perchè tutto andasse bene, e quel bimbo nascesse sano, che bastassero forze e gli anni per crescerlo e vederlo crescere.

La medicina di “scienza e coscienza” sa bene i rischi di parti prematuri, di malformazioni fetali, di eventi avversi per la madre, che aumentano con gravidanze in età avanzata, perché la natura viene forzata.

La tecnologia basta a garantire i “risultati”? E anche fosse, è moralmente corretto, giusto, porre la scienza a servizio dei capricci dell’uomo? E’ l’eterna presunzione di onnipotenza faustiana, che sfonda ogni limita e ci ha portato alla compravendita e all’affitto di uteri, ovuli, spermatozoi. Voglio, quindi posso, quindi devo.

O forse, è solo stupidità. Degli aspiranti genitori immaturi fino alla maturità, non aiutati a vivere al tempo giusto l’età fertile, ad aprirsi ad altre forme di maternità e paternità, non meno utili e gratificanti. Dei medici disposti a tanto, sia a carico del servizio sanitario nazionale, sia con lauti compensi privati (sappiamo che spesso le due cose vanno insieme: quante visite ed ecografie ed esami supplementari, a pagamento, sarà propensa a fare una madre anziana per placare le sue ansie…).

Degli amministratori della cosa pubblica, pronti ad andar dietro al vento della moda, dell’abitudine, del così fan tutti, per qualche consenso in più. Per evitare i viaggi della speranza in paesi con legislazioni più morbide in fatto di procreazione assistita, spiegano. Dunque, se una legge è giusta, pieghiamo la legge, per assecondare chi la scavalca. E’ un  buon metodo?

Si richiede da parte dell’Istituto Superiore di Sanità un documento dei referenti delle regioni in quest’ambito per fissare il limite di età a 43 anni, in tutta Italia. E’ il minimo, regole chiare e uguali dappertutto. O gli ospedali e le cliniche venete desiderano trasportare il turismo della provetta a casa loro, invece che oltreconfine? Decine di bambini, che potranno crescere con i loro genitori, giocare con loro, magari poter far conoscere le loro fidanzate/i, sperano, e sentitamente ringraziano.



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COMMENTI
18/06/2011 - fertilizzazione in proveeta (maria gonano)

i politici hanno da tempo abdicato ad una legilazione rispettosa della donna e del suo corpo. Tanto che viene ormai considerata come un contenitore. Non è questione di età, se non è gradito il contenuto c'è l'aborto (legge 194) , se invece si vuole un figlio a qualunque costo c,è la fertilizzazioe in provetta (legge 40). Ora vogliono introdurre l'eutanasia (buona e dolce morte) con la legge sui D.A.T.(dichiarazione anticipata di trattamento). Leo Aletti(Milano)