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GROSSETO/ Sfrattata, donna egiziana perde il figlio

Una donna egiziana, sfrattata con il marito dall'albergo dov'era ospitata grazie ai servizi sociali, ha perso il bambino che aspettava. E' successo a Grosseto

Immagine d'archivio Immagine d'archivio

GROSSETO DONNA SFRATTATA - Donya, egiziana di 23 anni, viveva da qualche tempo in un albergo di Grosseto conio marito. Era ospite grazie a una convenzione con i servizi sociali del comune. Poi lei e il marito erano stati mandati via perché la convenzione era scaduta. La donna incinta si trovava ormai alla scadenza del periodo in procinto di partorire. Dal 31 maggio i due erano andati a vivere nella loro macchina. Secondo la ricostruzione dei fatti l'albergo sarebbe di proprietà della curia di Grosseto. Nell'albergo vengono ospitate famiglie con emergenza abitativa. Giovedì scorso, dopo che la donna da giorni lamentava dolori alla schiena, il ricovero urgente in ospedale. Di fatto la donna aveva già perso un bambino e per questa seconda gravidanza le era stato applicato un cerchiaggio per sostenerla. Purtroppo la gravidanza si interrompe improvvisamente e perde il bambino che aspettava. Adesso è polemica: nel modo in cui la riportano tutti i media, una polemica aggravar dal fatto che l'aberro è di proprietà della curia. In realtà, il fatto è ancor più tragico perché il marito della donna aveva trovato un lavoro proprio in questi giorni, come pizzaiolo. In breve sarebbe stato in grado di pagarsi un affitto. Adesso le polemiche. L'uomo, che si chiama Fathy, dice di essersi rivolto ovunque in questi ultimi gironi per avere un aiuto: al sindaco, alla società della salute, alla curia. Due gironi prima dello sfratto, racconta, aveva trovato lavoro e avrebbe potuto pagare un affitto. Invece si è trovato in mezzo alla strada a prendersi cura della moglie e ha dovuto anche rinunciare al lavoro. Alla Asl 9 di Grosseto si rilascia questa dichiarazione sui fatti: gli esami praticati in quei giorni alla donna sembravano buoni compresa una ecografia. Pi la corsa improvvisa in ospedale, il taglio cesareo. I medici avrebbero salvato la vita ala donna, dicono, e hanno la coscienza a posto. "Il di­stacco della placenta, purtrop­po, è imprevedibile ed è assur­do sostenere una legame tra lo sfratto e l’aborto. Comunque in queste settimane non avremmo potuto ospitarla in ospedale, perché non necessi­tava di ricovero" è la loro versione.