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Cronaca

Yara, la madre di Giuseppe di Matteo "Ci guardano dal Cielo"

La madre di Giuseppe Di Matteor, ragazzo di 15 anni ucciso dalla mafia, scrive ai genitori di Yara Gambirasio per confortarli nel loro dolore. I loro figli li guardano dal Cielo

Foto AnsaFoto Ansa

Una lettera della madre di Giuseppe Di Matteo ai genitori di Yara Gambirasio. Giuseppe Di Matteo venne ucciso l'11 gennaio 1996. Aveva 15 anni e da oltre due anni era tenuto prigioniero. Adesso i suoi genitori hanno scritto una lettera di cordoglio a quelli di Yara, uccisa a 13 anni di età, gli anni che aveva Giuseppe quando fu rapito. Il ragazzino venne rapito dagli uomini del boss mafioso Giovanni Brusca, perché il padre un ex mafioso era diventato un collaboratore di giustizia. Lo tennero in prigionia per ben 779 giorni per poi strangolarlo e disciogliere il corpo in una soluzione di acido. Il suo cadavere infatti non venne mai ritrovato. Una delle pagine più terribili e oscure della mafia, un delitto che fece inorridire tutta Italia. Franca Castellese, madre del piccolo Giuseppe e moglie di santino, colpita dalla drammatica vicenda che hanno vissuto i genitori di Yara, che per tanti versi ricorda la sua esperienza, ha deciso di scrivere loro una lettera in cui provare a confortarli. Tra le altre cose, dice di pregare Dio continuamente di non dimenticarsi delle mamme provate dal lutto, un lutto che è insostenibile. Dice anche di mettere tutto nel cuore di Maria, Madre della Consolazione che ha visto morire Suo figlio ha avuto fede e ha visto la Risurrezione. Ecco il testo integrale della lettera.

Cari genitori di Yara,
con lo stesso vostro dolore e con il sostegno della fede vi scrivo per stringere le vostre mani e il vostro cuore al mio. Sono Franca Castellese, madre di Giuseppe Di Matteo, un angelo portatomi via e che sicuramente oggi dal Paradiso con Yara ci guarda e prova a consolare il nostro dolore atroce e infinito. Sia come mamma sia come madrina del Centro studi culturale Parlamento della legalità, desidero con Nicolò Mannino (che in questi anni è stato vicino alla mia storia) darvi una parola di conforto e di coraggio. Lo so, non è facile e non ci sono parole quando ci strappano dal cuore i figli, ma permettetemi di farvi sentire la nostra presenza, di abbracciarvi il nostro affetto, di asciugarci le lacrime reciprocamente.
Io nel mio portafoglio porto la foto di Giuseppe e, quando il mio cuore si stringe nel dolore e non ho più lacrime, bacio quella foto e la porto al mio petto, e prego incessantemente Dio di non dimenticarsi di noi mamme provate da un lutto che è insostenibile. Anche il sorriso di Yara sarà, anzi, è bello e luminoso come quello del mio Giuseppe e sono certa che stretti al loro sorriso ce la faremo a ridare un senso alla nostra vita e ai nostri giorni. Vedo qui davanti a me tante lettere che i giovani del Parlamento della legalità hanno scritto per voi, guidati in questa riflessione da Nicolò che da sempre si batte quotidianamente per una cultura di pace e di giustizia, e ho pensato che non poteva mancare la mia. Mettiamo tutto nel cuore di Maria, Madre della Consolazione e Donna che ha visto morire il suo Gesù. Lei ha avuto fede (la mia certe volte traballa) e ha visto la Risurrezione.