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Cronaca

LA STORIA/ Ha un figlio dalla moglie due anni dopo che lei è morta di tumore

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LIETO FINE - Quando il figlio sarà cresciuto, il padre gli racconterà della moglie, «spiegandogli di essere l’eroe di sua madre perché ha soddisfatto il suo desiderio dopo la morte». Ma c’è un altro motivo per cui quella di Nissim e del suo bambino è una storia a lieto fine. Il figlio di Keren è stato salvato infatti dal triste destino delle migliaia di altri embrioni nati attraverso fecondazione assistita, e che finiscono per essere distrutti o abbandonati per sempre in un congelatore. A spiegarlo, in un’intervista a Ilsussidiario.net, è Nicoletta Tiliacos, giornalista de Il Foglio ed esperta di fecondazione assistita.

 

L’ESPERTA DI FECONDAZIONE - «Da un punto di vista etico, se c’è un embrione congelato e destinato a restare per sempre in un limbo, ritengo che sia preferibile che sia accolto in un ventre femminile per avere una possibilità di diventare un essere umano fatto e finito – osserva Tiliacos -. Non vedo l’eticità di negare questa possibilità e quindi di condannare quell’embrione alla distruzione». Tiliacos ricorda quando l’ex presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, ha accolto alla Casa Bianca un gruppo di madri che avevano accettato di adottare degli embrioni abbandonati, per dare loro la possibilità di crescere ed evitare che fossero distrutti o abbandonati per sempre in un congelatore. E aggiunge l’esperta: «Penso per esempio al caso dei cosiddetti “embrioni soprannumerari”, ai quali le coppie rinunciano dopo averli costruiti attraverso fecondazione assistita, mettendoli implicitamente in un limbo di cui è scontato che non si occuperanno più».