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LA STORIA/ Ha un figlio dalla moglie due anni dopo che lei è morta di tumore

Pubblicazione:mercoledì 22 giugno 2011

Foto Ansa Foto Ansa

POSSIBILITA’ POSITIVA - E osserva sempre Tiliacos: «Siccome credo che un embrione è un essere umano allo stato embrionale, il cui sviluppo è stato bloccato in attesa di impianto, il fatto che esistano donne che danno a questi embrioni abbandonati la possibilità di svilupparsi e nascere significa porre rimedio a una violazione che già c’è stata, evitandone una peggiore. Preciso che si tratta della mia posizione personale, e che non è particolarmente comune neppure nel mondo cattolico».

 

CONSEGUENZE PSICOLOGICHE - Diverso invece il giudizio sulla fecondazione assistita in quanto tale, nei cui confronti Tiliacos si dice contraria per una doppia ragione: «Sia per il ruolo della cosiddetta madre surrogata, che di fatto è considerata come una specie di incubatrice, sia dal punto di vista dell’essere che viene al mondo e la cui identità subisce una sorta di confusione che certamente avrà delle ricadute psicologiche».

 

DANNI MEDICI - Per la giornalista inoltre «da un punto di vista medico-scientifico, il fatto di vivere i primi istanti della propria vita embrionale non nel ventre materno, ma in una coltura in provetta, può comportare a sua volta delle lesioni. Sono stati realizzati infatti diversi studi sui nati da fecondazione in vitro, che indicano come tra di loro certe malattie, soprattutto quelle rare, abbiano un’incidenza maggiore, a prescindere dal fatto che la fecondazione sia stata omologa o eterologa».

 

(Pietro Vernizzi)



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