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LA STORIA/ Berdini e quella povertà che batte la "droga di Stato"

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La persona non è nostra. Don Giussani una volta ci disse: «I figli non sono vostri». Il loro essere, la loro essenza non sta nelle nostre mani, né totalmente nelle loro, sta nelle mani di Dio. La vita è la ricerca affannosa e faticosa di questo essere, ma se essa stessa fa fuori Dio allora brama un anestetico, un bue inebriante da adorare.

 

Insomma, la libertà. Ma come si può parlare di libertà a chi è schiavo delle sostanze?

 

La libertà è come un grande innamoramento: vorresti che non finisse mai. La tensione del lavoro nella nostra vita dev’essere la libertà. Don Giussani era solito dire che Dio è l’eterno lavoratore: Dio ama in tutti i momenti la libertà di ognuno di noi. L’eterno lavoro teso alla libertà è l’impegno nel considerare tutti gli aspetti del reale come ciò che fa il mondo intero. Si smette con la droga quando ogni aspetto della vita assomiglia alla immagine che Gesù da di sé quando stanco si fermò sul sasso a riposare.

 

Che cosa può ridare speranza a una vita bruciata?

 

Il miracolo di un cammino: la comunione, il vivere in comunità è la strada attraverso la quale l’io cammina verso il Mistero con coraggio e semplicità. Il bene riaffiora e il lavoro, la vita, i rapporti che questa genera sono per aiutarsi nel cammino. La speranza è che anche il mondo e le famiglie che hanno questi problemi guardino e domandino chi vive cosi, con questa tensione.

 

Che vi chiedono i genitori quando vi affidano un figlio?

 

Si sentono talmente in colpa da non riuscire quasi più a parlare, ma le loro facce chiedono tutto, le loro espressioni chiedono il bene per sé e per i propri cari. Siamo tutti poveracci, anzi dobbiamo educarci alla povertà. La povertà è più forte degli spacciatori pubblici e privati.

 

E cosa sperano dalla comunità?

 

Che i ragazzi cambino vita. Per quello è importante che si possano vedere esempi di gente che vive con generosità e virilità, senza paura.

 

Che cosa dite a un padre o a una madre che vedono il figlio perdersi?

 

Di lottare e di ritornare a esser genitori e giovani assieme. Lo dico con forza: è sbagliato colpevolizzare le famiglie. Chi più o chi meno insiste su tale giudizio, lo fa per possesso e perché ha pochi argomenti. Ai figli bisogna insegnare a “onorare il padre e la madre “, e, di contro, ai genitori a esser degni di questo onore.

 

Come rompere il cortocircuito infernale di disperazione e senso di colpa?