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RISTORANTI/ Da Roma a Milano, vi presento Unico

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Una veduta dal ristorante Unico di Milano  Una veduta dal ristorante Unico di Milano

Fabio Baldassarre è passato dai vicoli romani de L'Altro Mastai di Roma al 20° piano del grattacielo WJC di via Achille Papa (da piazzale Lotto prendete la strada che vira verso l'autostrada di viale Certosa. Alla prima occasione per svoltare a destra, prima di un distributore di benzina). Una volta entrati sotto lo spazio aperto del complesso, sulla destra c'è un videocitofono che vi aprirà il cancelletto automatico di accesso. Salite in ascensore e schiacciate 20. Appena arrivati una giovane ragazza col sorriso vi verrà ad accogliere. Qualche passo ed eccovi nella sala ampia, che ha un grande centro delimitato da una scultura con i tavoli messi tutti intorno alle ampie vetrate che danno su una Milano che raramente avrete visto, sia di giorno che di notte. È molto bello e suggestivo trovarsi qui, anzi, è un luogo dove, almeno una volta nella vita, bisogna venire. In fondo alla sala c'è la cucina a vista, guidata da questo navigato cuoco abruzzese di grandi promesse che coordina sei berrette bianche, una sommelier, bravissima, e un ragazzo in progress che fa il servizio in sala.

Ora, detto che la location è da dieci a lode, che la cucina a vista tranquillizza e la brigata è capace di preparare i piatti in tempi rapidi e perfetti, consegnate i vostri desideri alla sommelier, che saprà indicarvi l'abbinamento ideale. Sul tavolo, elegante e minimalista, che accompagna una situazione decisamente romantica, c'è un libro, con la storia raccontata e fotografata dello chef e dei prodotti di stagione. Poi la foto e la ricetta dei suoi piatti celebri che non sempre sono in carta. Alla fine del libro c'è il primo menu lunch a 25 euro. Poi ci sono i tre menu degustazione rappresentati da “dodici vizi” (a 120 euro), “nove tentazioni” (a 90 euro) e “sei piaceri” (a 60 euro), tutto cucinato coi prodotti reperiti sul mercato. C'è infine uno spazio per scegliere alla carta, che per ora è vuoto. Verrà Baldassarre in persona a raccontarvi i piatti. Dei nostri assaggi, allora, dopo un servizio di pani (con sfoglie di mais e focaccine al cacio e pepe), ecco un perfetto, radioso, sashimi di branzino con le sue uova. Radiosi i ravioli ripieni di cacio e pepe, perfetti i taglierini ai carciofi e gamberi. Abbiamo provato anche il risotto con guanciale di baccalà erbe fini e fave, che oserei definire sontuoso, buono. Di bel livello anche il rombo con patate schiacciate e il cappello del prete brasato al vino. Le porzioni non sono eccessive, la cucina è leggera e saporosa (e qui si sente la mano di Fabio Baldassarre e la sua unicità, non omologabile a tendenze e mode). Si scende di livello, sui dolci, con una semplice portata di fragole e panna, un semifreddo all'ananas senza infamia e senza lode e un torta di cioccolato fondente che non è al livello - per capirci - della torta Pistocchi. Lo riproveremo ancora più avanti: nel complesso comunque siamo stati bene, molto bene.


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