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LEGGE 40/ Basta Strasburgo a introdurre l'eugenetica in Italia?

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Ma c’è anche «un altro paletto». Aggiunge il professore: «si tratta di garantire la dignità e la preservazione dell’embrione e della sua integrità». Il paragone con una coppia in cui l’uomo abbia il virus dell’Hiv è fuorviante. «Il quel caso – spiega ancora Gambino – si impiegano delle tecnologie che operano una sorta di “lavaggio” sui gameti maschili, che vengono purificati dal virus e ripristinati nella loro forma sana. Ma restano sempre gli stessi». Diverso, invece,  il caso della fibrosi cistica.

«Non è pensabile che si possa fare un “lavaggio” delle patologie genetiche, perché sono congenite al’interno del Dna. Non è stata ancor inventa una scissione del Dna in grado di estirpare una patologia genetica». Va da sé che non resta che un’alternativa: «l’unica soluzione è eliminare del tutto gli embrioni affetti da patologie genetiche, selezionando quelli non affetti».

Sarebbe inutile, da questo punto di vista, eliminare solamente i gameti malati. «Solo dall’unione dei gameti, quindi dal generarsi dell’embrione, si capisce se ci troviamo di fronte all’insorgenza della patologia». C’è da tenere in considerazione, inoltre, un altro aspetto. Ovvero gli scenari che l’accettazione del ricorso aprirebbe: «Un embrione affetto da patologia genetica non è da meno di uno sano. Sono sullo stesso rango giuridico dal punto di vista valoriale. Non si può eliminare uno in favore di un altro». Se questo accadesse, lo stato delle cose ne sarebbe modificato.

E di parecchio: «si tratterebbe dell’irrompere di una visione eugenetica che porterebbe, oggi, a selezionare gli embrioni perché affetti da malattie genetiche, domani a seconda del colore della pelle o dei capelli». Può, effettivamente, la Corte di Strasburgo sovvertire in maniera simile una legge italiana? 



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