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NEW YORK/ Matrimonio a ogni costo, la pretesa dei falsi diritti

Andrew Cuomo, governatore dello stato di New York, il 26 giugno durante il Gay Pride (Ansa) Andrew Cuomo, governatore dello stato di New York, il 26 giugno durante il Gay Pride (Ansa)

Tuttavia, altro è discriminare altro è mantenere delle distinzioni: non ogni differenziazione è discriminazione. Mantenere su un piano distinto il matrimonio e la famiglia rispetto ad altre forme di convivenza è discriminare o operare distinzioni? Se il legislatore non potesse mai distinguere, classificare, selezionare i destinatari delle sue norme nessuna scelta politica sarebbe mai permessa, perché tutte si basano su classificazioni e opzioni. Il punto, piuttosto, è valutare se la distinzione è ragionevole e se è finalizzata a realizzare un obiettivo ritenuto meritevole di tutela, come si è ritenuto finora nella maggior parte del mondo nelle legislazioni sul matrimonio e la famiglia.

Che impatto può avere una decisione di questo genere? Che effetti diretti o indiretti in altre parti del mondo?

Qui occorre distinguere la portata giuridica da quella culturale. Giuridicamente parlando, la decisione dello stato di New York vale solo entro i suoi confini: oggi già alcuni (pochi) stati americani ed europei riconoscono il matrimonio omosessuale, mentre la maggior parte riserva il matrimonio alle coppie eterosessuali, e così continuerà ad essere. Si tratta, infatti, di una decisione politica e molto controversa, assunta dal parlamento dello stato di New York, in un clima acceso, e a prezzo di una spaccatura tra le diverse parti politiche. Alla fine è passata una legge valida a livello locale, ma di per sé non esportabile. Su queste materie ogni Stato decide autonomamente. Per quanto riguarda l’Italia, la Corte costituzionale ha chiaramente affermato (sent. 138 del 2010) che la Costituzione italiana protegge la famiglia, differenziandola da altre forme di convivenze e non permette il matrimonio omosessuale.

Diverse le considerazioni sul piano culturale: è chiaro che una decisione come quella che stiamo commentando risuonerà in molti ambiti, e in particolare in molte sedi internazionali. Non ci sarà da stupirsi se presto le agende politiche e giuridiche riproporranno in una forma o nell’altra questa problematica anche nel vecchio continente.

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COMMENTI
28/06/2011 - Matrimonio gay (Carla D'Agostino Ungaretti)

Pare incredibile che in un mondo come il nostro, in cui l'istituzione matrimoniale ha subito una svalutazione quale non era mai stata conosciuta prima, proprio gli omosessuali vogliono sposarsi! Del resto, se da noi proprio una personalità mediatica come il prof. Veronesi fa l'apologia dell'amore omosessuale come più "puro" di quello che io, non mediatica, chiamo "sano" e "normale", è evidente che prima o poi dovremo aspettarci il capovolgimento delle leggi naturali. A quando la legittimazione sociale dell'incesto e il matrimonio con gli animali?