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J'ACCUSE/ Il caso Bisignani, l'ultimo simbolo di una classe dirigente in declino

Pubblicazione:mercoledì 29 giugno 2011

Luigi Bisignani (Foto: IMAGOECONOMICA) Luigi Bisignani (Foto: IMAGOECONOMICA)

Alludevo al fatto che osservando tutto quello che succede da un po’ di tempo, analizzando che cosa riflette lo specchio dei mass media, dovremmo accorgerci che si sta commettendo un delitto collettivo, anche con la fattiva collaborazione di intelligenze tutte dedite unicamente a difendere con spericolati artifizi dialettici il proprio punto di vista. Il delitto è contro il significato di ciò che giusto, di ciò che è bello, di ciò che è vero. Titolacci urlati, insulti, accuse infamanti, pernacchie, abusi di metodo Boffo, stratosferiche menzogne, patenti di nobiltà d’animo attribuite a personaggi da suburra, esibizione di mera volgarità come virtù civile da opporre a presunti moralismi, trionfo assoluto di un diffuso relativismo a seconda delle convenienze del momento. Quello che emerge dalle intercettazioni dell’affaire Bisignani è un’Italietta dove conta solo se sei amico degli amici, se puoi fare favori o ricattare qualcuno per trarne dei vantaggi. Comincio a rendermi conto che chi si è mosso per anni seguendo le logiche della concorrenza e fidando sul riconoscimento del merito è stato un vero eroe civile, se è riuscito bene nella sua carriera. 

I discorsi sul perseguimento del bene comune sembrano vetusti arnesi da estrarre solo un attimo nel momento delle cerimonie istituzionali. E’ l’Italietta delle scorciatoie, della visione a breve, delle piccole furbizie. E anche delle intercettazioni pubblicate illegalmente, certo. Ma se ti fanno vedere che la classe dirigente è quella che passa il tempo dietro a Bisignani, significa che il paese non ha più   una classe dirigente degna di questo nome, e ad ogni livello della vita sociale. Un paese in bilico sul nulla che si scopre a correre dietro a una nullità pur di lucrare qualche favore.

 

Un quadro assai pessimista. Dal quale si può uscire?

C’è un paese da ricostruire. Ci sono virtù civili da riscoprire. Valori da far amare ai più giovani. Personalmente mi sto impegnando molto sull’insegnamento, anche perché provo una immensa tristezza e tenerezza ad un tempo per tanti universitari sbandati, destrutturati nel linguaggio, incapaci di concentrarsi e destinati, a forza di credere fin da giovani nella virtù della scorciatoia, a vivere poi tutta una vita di espedienti e di lavoretti.

Però che impresa cercare di spiegare loro che il circo Bisignani è il paese peggiore, e che bisognerà tornare a fare fatica e puntare tutto sul merito…



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