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REFERENDUM/ L'autogol del governo fa perdere il nucleare

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Addio al nucleare anche in Italia? (Ansa)  Addio al nucleare anche in Italia? (Ansa)

La notizia per cui il referendum sul nucleare si farà non dovrebbe stupire troppo. È che nei mesi scorsi su tutti i giornali si era dato per scontato che il referendum sul nucleare non si sarebbe tenuto, anche sulla scorta di qualche dichiarazione un po’ troppo categorica della Presidenza del Consiglio, prontamente riportata dalla stampa.

Che, a prescindere dagli interessi in gioco, si vada a votare un referendum sull’opportunità di lasciare in vita il timido programma italiano di nucleare civile poche settimane dopo il disastro di Fukushima è, oggettivamente, un controsenso. E dunque l’idea di congelare la situazione, intervenendo sulla disciplina referendata, poteva avere un fondamento, se colta nella prospettiva di evitare che ad esprimersi sul punto fosse una emozione pubblica, anziché una opinione pubblica.   

Il punto è che, per cogliere questo obiettivo, il Governo, alla fine di marzo, sfornava un decreto legge (d.l. 31 marzo 2011 n. 34) secondo il quale (art. 5) l’efficacia delle disposizioni oggetto di consultazione referendaria avrebbe dovuto essere sospesa per un anno. Il ragionamento, semplificando molto, era elementare e seducente nella sua elementarità. Se una disciplina è sospesa non produce effetti; se non produce effetti è come se non ci fosse; quindi, se non c’è la disciplina referendata, neanche il referendum si può tenere. Messa così non fa una grinza.

Peccato che, all’atto di adottare questa soluzione, non si sia osservato che la sospensione di una disciplina ne presuppone la vigenza: in altre parole non posso sospendere ciò che non c’è. Quindi non è che la legge sospesa non c’è più: è che per un po’ di tempo non produce effetti. Ma continua ad esserci e a far parte dell’ordinamento. E quindi, anche se sospesa, una disciplina può essere abrogata dal voto popolare perché è ancora vigente.   

Più o meno questo è successo nei giorni scorsi avanti alla Cassazione, con la variante dovuta al fatto che - accortosi della mala parata - qualcuno, in sede di conversione, aveva deciso di modificare l’art. 5 del decreto legge di marzo, trasformandolo in una norma complicatissima, piena di abrogazioni inutili, che rendevano difficile l’operato dell’Ufficio Centrale presso la Cassazione, ma che comunque non mutavano i termini del problema. E ciò perché, alla fine, i principi di fondo della disciplina referendata continuavano ad essere presenti nell’ordinamento. E quindi potevano essere oggetto di abrogazione popolare.


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COMMENTI
05/06/2011 - E perciò il Diritto andava eliminato... (Franco Labella)

L'unico commento aggiuntivo alle osservazioni già fatte è che, se si riflette sul contenuto dell'articolo,si comprende perchè uno degli obiettivi "alti" del riordino del Ministro Gelmini relativo alla scuola superiore era l'eliminazione dello studio del Diritto. Meno gli italiani capiscono e più facile sarebbe stato per gli azzeccagarbugli governativi cianciare di decisione "politica" della Cassazione. Un motivo in più per esprimere quattro "Sì" domenica prossima. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia

 
04/06/2011 - Però... (Giancarlo Ranieri)

...anche Tremonti ha qualcosa da farsi perdonare: l'Italia resta un sorvegliato speciale per l'enorme debito pubblico, ancora il 120% del PIL! Contribuendo al salvataggio della Grecia fermiamo sì il crollo dei Pigs, il che ci fa avere il plauso di Germania e Francia, ma evitiamo che subito dopo i Pigs crolli anche l'Italia!

 
03/06/2011 - basterebbe un minimo di intelligenza (Fabrizio Terruzzi)

Mi chiedo chi siano i geniali consulenti giuridici del governo e quanto siano pagati. Anche senza una laurea in giurisprudenza basta un minimo di intelligenza per capire che per smontare un referendum va abrogato senza mezzi termini l'articolo che ne è oggetto. Tanto più che, non essendoci stata alcuna pronuncia referendaria, niente vieta di rifare successivamente una legge per reintrodurre nella sostanza quanto era stato abrogato.