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REFERENDUM/ L'autogol del governo fa perdere il nucleare

Addio al nucleare anche in Italia? (Ansa) Addio al nucleare anche in Italia? (Ansa)

Non si tratta di una questione nuova. È dagli anni 70 che i governi provano a smontare referendum scomodi attraverso la modifica formale delle discipline referendate. E non a caso è dal 1978 che la Corte costituzionale (dec. 68 del 1978), in caso di operazioni di maquillage legislativo del tipo di quella condotta nelle ultime settimane, ha imposto il trasferimento del quesito referendario dalle vecchie alle nuove disposizioni di legge. Il presupposto di questo meccanismo è che, per quanto pasticciate possano essere le disposizioni formali su cui si va a votare, se i principi espressi da queste disposizioni continuano ad essere parte dell’ordinamento, il referendum si deve tenere.

Insomma, non basta cambiare l’etichetta al barattolo. Per fermare il referendum bisogna che il barattolo si svuoti ( ad esempio con l’abrogazione della disciplina referendata) oppure che si riempia di contenuti - e cioè di principi - diversi, in modo tale che, se applicati a questi nuovi principi, i quesiti referendari non abbiano più senso. In altre parole, se del barattolo io modifico solo l’etichetta il referendum si fa, perché i quesiti si fanno sul contenuto del barattolo ( i principi) e non sull’etichetta (le disposizioni referendate).

Questo, più o meno, è ciò che è accaduto e che era ampiamente prevedibile accadesse.

Il risultato di questa operazione traballante è che ora, d’un tratto, i referendum tornano d’attualità e che nelle prossime settimane la vera questione sarà quella relativa al raggiungimento del quorum. Qui, ad onor del vero, va detto che è dall’anno di grazia 1995 che in Italia non si verifica una abrogazione referendaria. E questo non perché di referendum non se ne siano avuti. È semmai, che se ne sono avuti troppi, tanto che, dopo i referendum del 1991 e del 1993 - quelli, per intenderci, sul sistema elettorale che hanno dato il via alla cosiddetta Seconda Repubblica -, l’affluenza alle urne è stata molto lontana dal quorum previsto dall’art. 75 cost., oscillando tra il 25 e il 30%. Il che la dice lunga sull’usa spregiudicato che negli ultimi anni si è fatto del referendum. E dice altrettanto del basso interesse che i vari quesiti proposti hanno saputo suscitare nel corpo elettorale.


COMMENTI
05/06/2011 - E perciò il Diritto andava eliminato... (Franco Labella)

L'unico commento aggiuntivo alle osservazioni già fatte è che, se si riflette sul contenuto dell'articolo,si comprende perchè uno degli obiettivi "alti" del riordino del Ministro Gelmini relativo alla scuola superiore era l'eliminazione dello studio del Diritto. Meno gli italiani capiscono e più facile sarebbe stato per gli azzeccagarbugli governativi cianciare di decisione "politica" della Cassazione. Un motivo in più per esprimere quattro "Sì" domenica prossima. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia

 
04/06/2011 - Però... (Giancarlo Ranieri)

...anche Tremonti ha qualcosa da farsi perdonare: l'Italia resta un sorvegliato speciale per l'enorme debito pubblico, ancora il 120% del PIL! Contribuendo al salvataggio della Grecia fermiamo sì il crollo dei Pigs, il che ci fa avere il plauso di Germania e Francia, ma evitiamo che subito dopo i Pigs crolli anche l'Italia!

 
03/06/2011 - basterebbe un minimo di intelligenza (Fabrizio Terruzzi)

Mi chiedo chi siano i geniali consulenti giuridici del governo e quanto siano pagati. Anche senza una laurea in giurisprudenza basta un minimo di intelligenza per capire che per smontare un referendum va abrogato senza mezzi termini l'articolo che ne è oggetto. Tanto più che, non essendoci stata alcuna pronuncia referendaria, niente vieta di rifare successivamente una legge per reintrodurre nella sostanza quanto era stato abrogato.