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REFERENDUM/ L'autogol del governo fa perdere il nucleare

Addio al nucleare anche in Italia? (Ansa) Addio al nucleare anche in Italia? (Ansa)

Certo si può criticare - come è stato fatto - l’invito all’astensione che ha segnato le ultime campagne referendarie. Ma tecnicamente si tratta di critiche infondate perché, piaccia o non piaccia, l’astensione nel referendum è una posizione costituzionalmente protetta. E ciò perché è la stessa Costituzione a ricollegare al mancato raggiungimento del quorum la inidoneità della consultazione referendaria a produrre alcun effetto giuridico. In altre parole, per il solo fatto di astenersi, l’elettore esprime un giudizio politico sull’opportunità di indire una consultazione referendaria su un tema che non ritiene meritevole di attenzione.

Anche per questo le proposte circolate negli ultimi anni di abbassare il quorum o di calibrarlo sulla affluenza alle urne nelle ultime consultazioni politiche appaiono molto discutibili. La premessa inespressa di queste proposte è che, indetto un referendum, un risultato utile deve comunque esserci: il che, a tacer d’altro, dà per dimostrato ciò che si vuole dimostrare. E cioè che i referendum indetti incrocino l’interesse popolare.

La seconda questione che si pone, in questa situazione, riguarda l’effetto di vincolo che i prossimi referendum saranno in grado di spiegare sul legislatore. Ed è questo uno dei problemi strutturali delle consultazioni referendarie, su cui non ci si è mai messi d’accordo. Può il legislatore reintrodurre discipline abrogate in via referendaria? E fino a che punto gli esiti referendari vincolano il legislatore? La verità è che il problema del referendum è il problema della stabilità nel tempo dei suoi effetti. Perché nell’aprile 1993 si è votato per l’abrogazione del ministero dell’Agricoltura e delle foreste e nel novembre del 1993 il ministero è risorto con il nome di ministero delle Risorse agricole e forestali? E perché invece l’esito del referendum del 1987 sul nucleare è sempre stato ritenuto, fino a qualche tempo fa, qualcosa di intoccabile? 

Il rischio è che, a prescindere dal suo segno e significato originario, ogni consultazione referendaria divenga un elemento di instabilità del quadro politico. Divenga, in altre parole, un argomento per sostenere che la volontà popolare si è espressa in modo definitivo e irrevocabile su un tema, quando in realtà a determinare la portata di ogni referendum è l’uso che, di volta in volta, ne fanno le forze politiche. Basta ritornare - per chi ha memoria - ai discorsi che si facevano vent’anni fa sul sistema elettorale. E tirare oggi le somme, con il senno di poi.

Insomma, è un peccato che per rivitalizzare i referendum in Italia ci volesse un altro disastro nucleare, accompagnato da qualche operazione maldestra del governo, che invece di sospendere, avrebbe potuto abrogare in attesa di tempi migliori.

In Germania, ad esempio, è stata annunciata la chiusura di tutte le centrali nucleari. Peccato, anche qui, che, a quanto riporta la stampa, per cogliere questo obiettivo debbano passare almeno dieci anni.

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COMMENTI
05/06/2011 - E perciò il Diritto andava eliminato... (Franco Labella)

L'unico commento aggiuntivo alle osservazioni già fatte è che, se si riflette sul contenuto dell'articolo,si comprende perchè uno degli obiettivi "alti" del riordino del Ministro Gelmini relativo alla scuola superiore era l'eliminazione dello studio del Diritto. Meno gli italiani capiscono e più facile sarebbe stato per gli azzeccagarbugli governativi cianciare di decisione "politica" della Cassazione. Un motivo in più per esprimere quattro "Sì" domenica prossima. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia

 
04/06/2011 - Però... (Giancarlo Ranieri)

...anche Tremonti ha qualcosa da farsi perdonare: l'Italia resta un sorvegliato speciale per l'enorme debito pubblico, ancora il 120% del PIL! Contribuendo al salvataggio della Grecia fermiamo sì il crollo dei Pigs, il che ci fa avere il plauso di Germania e Francia, ma evitiamo che subito dopo i Pigs crolli anche l'Italia!

 
03/06/2011 - basterebbe un minimo di intelligenza (Fabrizio Terruzzi)

Mi chiedo chi siano i geniali consulenti giuridici del governo e quanto siano pagati. Anche senza una laurea in giurisprudenza basta un minimo di intelligenza per capire che per smontare un referendum va abrogato senza mezzi termini l'articolo che ne è oggetto. Tanto più che, non essendoci stata alcuna pronuncia referendaria, niente vieta di rifare successivamente una legge per reintrodurre nella sostanza quanto era stato abrogato.