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Cronaca

IL CASO/ La bimba di 3 anni ha salvato i genitori, ma chi la salverà da mamma e papà?

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A meno che questi non siano stati un incidente di percorso, un errore, e speriamo non portino nei loro corpi i segni di una dipendenza assimilata col latte materno.  Eppure, anche i peggiori si scuotono, quando arriva un bambino, rialzano la testa, si dedicano a un altro che li strappa dal proprio io malato. Poi c’è da pensare a questi folli giorni d’inizio estate, in cui sta diventando abituale (la stupidità si contagia a mezzo stampa?) abbandonare i bambini in macchina, e due hanno già perso la vita. Ecco, qui il ruolo dei protagonisti è capovolto.

Ma mentre i bambini sono sempre incolpevoli, stavolta chi ha rischiato la vita la colpa ce l’ha. Non giudico la devastazione psichica e fisica, i motivi del degrado umano di quei due genitori. So che non sono in grado di accudire, educare i loro bambini. E che è giusto affidarli a mani, e cuori più spalancati e affettuosi.

Ci sarà da lavorare, da avere pazienza e carità per strappare quei piccoli  dai brutti pensieri, dalla paura, dal senso di abbandono: non sarà stata la prima volta che vedevano papà e mamma, cioè la casa, il tutto, per quell’età, cadere nel torpore dopo una siringa condivisa.

Viene un altro pensiero, così, come un soffio: perché quel nome, Porto Recanati, anche dal mare, evoca le colline alle spalle, e un ermo colle, e siepi che escludono il guardo dell’ultimo orizzonte, del mare. Ma non impediscono allo stesso sguardo di volare oltre, di desiderare cose grandi, e un anelito di felicità e bellezza. Non c’è dolore vissuto così forte, e Leopardi ne aveva provati tanti, che possa frenare lo slancio della ragione dell’uomo al suo significato. Svenderlo per vivacchiare sbronzi nelle notti d’estate, o per un buco di ero, è proprio un peccato. Che peccato.

 

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