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IL CASO/ Bertagna: una sentenza non genera un principio educativo

Pubblicazione:venerdì 1 luglio 2011

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Tale valore, tuttavia, «va esercitato secondo due vincoli: il primo è quello dell’etica. Bisogna vedere se l’azione scelta non solo è buona nei confronti del soggetto, ma anche nei confronti degli altri. Il secondo vincolo, appunto, è di tipo giuridico. Per chi non crede nel bene, abbiamo il giusto». Prescindendo dall’aspetto giuridico, ed entrando nel vivo di quello educativo, spiega: «Ci differenziamo dagli animali perché manteniamo 4 caratteristiche: l’intenzionalità, la ragione, la libertà e la responsabilità. Quando le perdiamo diventiamo molto simili agli animali. Anzi, siamo animali».

Secondo il suo ragionamento, quindi, «tutto ciò che mette in crisi, fosse anche per un momento soltanto, queste dimensioni non è bene e la marijuana, anche se per un solo istante, obnubila tali facoltà. Quindi, dal punto di vista pedagogico ed educativo non è positivo». Ovviamente, quindi, «non tutto ciò che è legittimo è morale. Una sentenza della Cassazione riguarda per sua natura la norma. Ma mi devo domandare se tutto ciò che è legittimo è anche buono, vero e bello».

In conclusione: «E’ vero che chi ha scelto di coltivare la cannabis, e di consumarla, lo ha fatto liberamente. Ma, nel momento in cui ha deciso di consumarla, non può più tornare indietro. Se si pentisse a metà dell’ingestione, in quel momento sarebbe sovrastato da una necessità chimica e biologica».  

(di Paolo Nessi)



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