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Cronaca

MATRIMONIO BRUNETTA/ Video, i contestatori precari assediano Villa Rufolo. Ma le nozze erano da un'altra parte

I contestatori precari, per lo più Cobas della scuola salernitana, sono giunti, come previsto, a “guastare” il matrimonio del ministro per la Funzione pubblica Renato Brunetta

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I contestatori precari sono giunti, come previsto, a “guastare” il matrimonio del ministro per la Funzione pubblica Renato Brunetta. Circa 150 persone provenienti, in particolare, dai Cobas della scuola salernitana hanno affollato, vestiti di arancione, prima la Piazza del Duomo di Ravello, intorno alle 17.40, per poi stanziarsi, presidiati dalle forze dell’ordine, ad una cinquantina di metri da Villa Rufolo, dove alle 19.30 pensavano che si sarebbe svolto matrimonio. Si perché i manifestanti, pensando di assediare il ricevimento, hanno cantato canzoni come «Siamo l'Italia peggiore/ abbiamo un sogno nel cuore/ Brunetta a San Vittore». Non sapevano che il rito civile, inizialmente previsto a Villa Rufolo, è stato spostatoall'Hotel Belvedere Caruso. Un depistaggio studiato dal minsitro per non farsi letteralmente rovinare la festa. In ogni caso, alla testa del corteo la parodia degli sposi: lui, molto basso, con una maschera da maiale, lei alta e magra. Molti gli slogan e gli insulti, come “cretino, cretino” e “fuori la mafia dallo Stato”e gli striscioni, tra cui “Brunetta fannullone» e «l'Italia peggiore siete voi». I manifestanti hanno anche depositato dei sacchetti dell’immondizia con affisso ciascuno la foto di un esponente politico. Alle contestazioni era presente anche una rappresentanza del Coisp, sindacato di polizia che manifesta contro i tagli e per il fatto che il ministro ha dato loro dei “panzoni”. Il sindacato ha posizionato delle sagome di poliziotti pugnalati, con la scritta: «Siamo stati pugnalati». Il segretario regionale del sindacato Giuseppe Raimondi, ha dichiarato: «Non ce l'abbiamo in particolare con Brunetta. Altri gli hanno dato del cretino. Noi non lo facciamo, ma sappia che oggi siamo presenti anche noi». 

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