BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

LODO MONDADORI/ Cronaca di un caso politico con sentenza già scritta...

Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti (Foto Ansa) Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti (Foto Ansa)

Siamo alla fine degli anni Ottanta, la Mondadori è il più importante gruppo editoriale italiano, controlla libri e riviste, e i quotidiani la Repubblica e Finegil. Nel 1988 la Cir di Carlo De Benedetti e la famiglia Formenton sanciscono un patto per uno scambio di azioni che viene tenuto segreto agli altri soci, tra cui la Fininvest. Nel 1990 i Formenton denunciano però il patto per inadempienze di De Benedetti, chiedendo l'intervento di un collegio arbitrale.
E' il famoso lodo: gli arbitri, a maggioranza, il 20 giugno danno ragione alla Cir. Formenton non ci sta, impugna il lodo davanti alla Corte d'Appello di Roma. In questa causa entra anche la Fininvest, ormai alleata dei Formenton, con altri soci. La Corte annulla il lodo e il 29 aprile 1991 si giunge alla spartizione, con la mediazione dell'imprenditore Giuseppe Ciarrapico, incaricato da Andreotti e voluto da Carlo Caracciolo, socio principale di De Benedetti. La Mondadori dei libri e delle riviste alla Fininvest, il resto a De Benedetti. La Finivest, che ormai controllava l'intera Mondadori, non si mostrò per nulla entusiasta di quella spartizione, di fatto imposta dalla politica, che fu invece accolta con grande favore da De Benedetti, il quale ottenne Repubblica, l'Espresso e i quotidiani Finegil, testate dal forte impatto economico e soprattutto politico.
Nel 1995, nella fase finale dell'inchiesta Mani pulite, la Procura di Milano, con la dottoressa Boccassini, inizia indagini su Berlusconi e l'avvocato e parlamentare Cesare Previti, dopo le dichiarazioni di Stefania Ariosto, che aveva parlato di una presunta corruzione del giudice Metta, relatore nella causa d'appello sul lodo. Va ricordato che il collegio che annullò il lodo, oltre che da Metta, era composto da altri due magistrati, mai coinvolti in alcuna inchiesta. E i due giudici confermeranno anni dopo anche al giudice civile Raimondo  Mesiano di aver trattato in modo approfondito la questione e di aver deciso in pieno accordo.


COMMENTI
11/07/2011 - Assoluzione per prescrizione? (Giuseppe Crippa)

Pur non essendo un giurista mi permetto di consigliare un uso il più possibile prudente dei termini giuridici. Scrivere che “nel 2001 Berlusconi viene assolto per prescrizione e la Cassazione confermerà” è altra cosa dallo scrivere che “nel 2001 viene emessa nei confronti di Berlusconi una sentenza di 'non luogo a procedere' per prescrizione che la Cassazione confermerà” (respingendo il ricorso dei legali di Berlusconi con il quale chiedevano la piena assoluzione e non il semplice proscioglimento per prescrizione). Associare i termini “assoluzione” e “prescrizione” non mi sembra corretto, e non lo dico per antipatie politiche ma per non alimentare idee strane nelle menti di tifosi interisti...

 
11/07/2011 - La ricostruzione è ottima... (Franco Labella)

Bisogna dare atto a Pamparana di aver ricostruito, con precisione e minuziosa chiarezza, il complesso iter giudiziario della vicenda "Lodo Mondadori". Trovo solo poco congruo l'intervento del titolista perchè la sentenza già scritta non la si intravede in un percorso complesso e lungo. A meno che tutto non si spieghi con la frase finale. "Una perizia che la Fininvest contestò duramente". Nei giudizi civili c'è sempre qualcuno che si vede dar torto e non è contento. Non si era ancora visto, però, un soccombente che si fa scrivere, come ha annunciato il sen. Quagliariello, una legge o leggina per aver ragione. Insomma è come con i giochi dei bambini: quando uno perde poi non va dal papà (o più spesso dalla mamma) perchè lo aiuti a rivincere. C'è una espressione, intraducibile ai più, del dialetto lucano che si attaglia perfettamente alla questione: chi non sa perdere, ci dicevamo da piccoli, è "nu mammazill". Magari i linguisti ci aiuteranno a capirne l'origine.