BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINE VITA/ 1. Barcellona: togliamo la maschera ai difensori dei falsi diritti

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Per la biopolitica, la realtà degli esseri umani è riassumibile in un semplice paradigma nel quale gli apparati del potere assumono l’intera vicenda dell’essere umano, dalla nascita alla morte, come oggetto di un dominio totale. Non a caso Roberto Esposito - massimo esponente della teorizzazione biopolitica -, ne sottolinea la tendenziale vocazione “nazista”, orientata a subordinare l’intera vicenda umana al potere totalitario, che la usa e la manipola per trasformarla in una sorta di stato totale dove nulla resta fuori dal cerchio perverso del rapporto tra potere e vita, e dove l’intera parabola della vita è resa disponibile agli obiettivi del potere. Per questa concezione, la vita riceve tutte le determinazioni che ne consentono l’individualizzazione dallo stesso potere dominante. Un potere che modella ciascun individuo e ciascun gruppo umano secondo una logica pervasiva che non lascia nulla al di fuori della circolarità del rapporto potere-vita. Potere e bios sono intrinsecamente legati come un vero e proprio organismo di cui il bios è la materia prima, e il codice del potere lo strumento di evoluzione e trasformazione.

Ciò che mi interessa mettere in luce in queste riflessioni è che, al di là delle note contraddizioni in cui incappa ogni teoria totalizzante, la biopolitica tende a sopprimere ogni spazio di autonomia della soggettività umana rispetto al potere, e a cancellare definitivamente tutto ciò che in passato aveva creato la figura della Persona umana come centro di iniziativa e di resistenza a poteri che dall’esterno ne minacciavano il libero dispiegamento. Non è un caso che al successo della biopolitica corrisponda la negazione della soggettività umana, della libertà e della sua irriducibile resistenza ad ogni oggettivazione assoluta. La legge della totale compenetrazione di potere e vita cancella tutte le vecchie visioni della volontà di potenza del soggetto tradizionale, e assume apertamente la nuova idea secondo la quale lo stesso discorso va sempre declinato in terza persona, giacché non esiste alcun “chi” che si sottrae all’invasione manipolativa del potere.

Il massimo di potenza dell’apparato tecnico scientifico si risolve paradossalmente nell’assoggettamento dell’individuo alle stesse tecnologie che egli pensa di aver creato.

Biopolitica, trionfo dell’apparato tecnico-scientifico, integrale oggettivazione della volontà di potenza - che fino a qualche decennio fa sembravano muoversi ai confini della fantascienza, e che rappresentavano una sorta di anticipazione mentale del fenomeno che Massimo De Carolis ha chiamato “integrale riproducibilità tecnica della vita” - sono diventate, a quanto pare, realtà della nostra esperienza quotidiana dove sempre più possiamo sperimentare come la ricerca scientifica, e le tecnologie che ne conseguono, abbiano aperto un campo senza limiti agli interventi manipolativi sugli esseri umani.


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >