BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FINE VITA/ 1. Barcellona: togliamo la maschera ai difensori dei falsi diritti

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

Le neuroscienze hanno ormai invaso il campo di tutti i problemi che prima il pensiero si poneva di fronte al “funzionamento” dell’essere umano. Non c’è nessuna sostanza spirituale o psichica che possa aspirare ad un qualche ruolo nella descrizione di come gli uomini interagiscono con gli altri esseri viventi e con se stessi. Le nuove ricerche sul funzionamento del cervello mostrano, anche attraverso i nuovi mezzi di diagnosi per immagine, come ogni cosa possa essere spiegata mediante l’esame dei flussi cerebrali del sistema neuronale delle sinapsi e dei circuiti biochimici ed elettrici, che fanno circolare all’interno delle diverse aree cerebrali il flusso delle informazioni provenienti dall’ambiente esterno. Giorno dopo giorno si susseguono scoperte che tendono a spiegare l’attività onirica, l’innamoramento, la passività o l’aggressività, la fedeltà o l’infedeltà attraverso l’osservazione scientifica dei dati genetici e degli assetti progressivi che riguardano lo sviluppo dei circuiti neuronali. Solo per fare una battuta, si può dire che attraverso i neuroni-specchio si è ridotto anche il contatto fra gli esseri umani ad un insieme di reazioni biologiche.

Nella biopolitica, il logos del bios evolve secondo meccanismi assolutamente oggettivi senza che la libertà, la responsabilità e l’intenzione abbiano più alcun significato. Se si pensa a come la convinzione secondo cui gli esseri umani sono essenzialmente liberi e morali abbia dominato l’intero arco della civilizzazione occidentale, si capisce perché non si può parlare di biopolitica e di neuroscienze senza mettere in crisi lo stesso statuto antropologico che ha fondato i paradigmi filosofici e politici del passato.

L’ultimo atto di questa straordinaria vicenda di trasformazioni epocali è la spiegazione oggettiva di quella che sembrava la più specifica caratteristica dell’essere umano: la Coscienza.

La filosofia della mente è appunto la risposta alla sfida di fornire una spiegazione scientifico-razionale delle cosiddette funzioni mentali che trovano nella coscienza di sé il luogo dell’emergenza di una vera e propria cesura col mondo naturale della necessità. Se anche la coscienza si risolve in un meccanismo funzionale, descrivibile e riproducibile anche nei robot, non resta nulla da pensare giacché il pensiero si può produrre soltanto di fronte ad una realtà esterna che si oppone ad ogni comprensione totale e che sfugge ad ogni logica di dominio. Il processo vivente si dà come assolutamente autopoietico e autoreferenziale, guidato dalle leggi immanenti verso la sua evoluzione di potenziamento dell’unico obiettivo della sopravvivenza infinita. Nulla, paradossalmente, muore perché nulla nasce, e non si danno discontinuità giacché anche il caso viene metabolizzato all’interno delle funzioni che presiedono alla conservazione del vivente. Il fine della vita è la vita stessa poiché nulla ha significato oltre questa perfetta coincidenza di mezzo e fine.